L’inquinamento minaccia la salute per decenni

Ambiente

L’inquinamento minaccia la salute per decenni

di Cristina Gaviraghi
Chi ha vissuto in aree inquinate negli anni Settanta, oggi ha un rischio di morte più alto del 14 per cento rispetto a chi 40 anni fa respirava aria più pulita

Non è solo questione di soffrire con più frequenza di raffreddore, mal di gola e raucedine. La scienza sta mostrando sempre di più che l’influenza dell’inquinamento atmosferico sulla salute va ben oltre, con effetti che coinvolgono cuore, arterie, polmoni in modo tanto serio da incidere sul tasso di mortalità. 

E dall’Imperial College di Londra arriva anche la notizia che i danni dell’aria malsana si protraggono per molto tempo, facendosi sentire anche a distanza di trent’anni e più. Sulla rivista Thorax è stato infatti pubblicato uno dei più lunghi studi condotti sugli effetti dell’inquinamento atmosferico. 

Nell’indagine, la salute di circa 340 mila persone, residenti in Inghilterra e Galles, è stata messa in relazione con la qualità dell’aria presente in quelle zone, valutata negli anni 1971, 1981, 1991 e 2001. I ricercatori, coordinati dall’epidemiologa Anna Hansell, hanno cercato di capire se, negli anni, i tassi e alcune cause di mortalità erano collegati con i dati relativi alle concentrazioni di alcuni inquinanti atmosferici, come il fumo nero, il biossido di zolfo e il PM10. 

I primi due, prodotti in gran parte dalla combustione di carbone, cherosene e olii combustibili, erano inquinanti particolarmente diffusi fino agli anni novanta, mentre negli ultimi due decenni le cosiddette polveri sottili, legate in gran parte al traffico veicolare, hanno cominciato a pesare sempre di più sulla qualità dell’aria. Nel corso del tempo, la varietà delle sostanze nocive presenti in ciò che respiriamo si è modificata, anche in base ai cambiamenti dei combustibili bruciati e delle attività dell’uomo e i livelli di certi inquinanti sono diminuiti rispetto a quelli presenti negli anni Settanta. Ma ciò che rende l’aria malsana nei tempi moderni sembra essere particolarmente pericoloso.

I dati raccolti hanno mostrato, infatti, che a ogni incremento di unità di inquinamento, quantificata in 10µg di sostanze inquinanti per un metro cubo d’aria, registrato nel 2001 era associato un aumento della probabilità di morte tra il 2002 e il 2009 pari al 24 per cento. Una percentuale che scendeva al due per cento se si consideravano le informazioni sulla qualità dell’aria relative al 1971. Valori che attesterebbero il grande impatto che un’esposizione recente a un’atmosfera insalubre può avere sulla salute. Ma se è vero che tale impatto scema col passare del tempo, a distanza di più di 30 anni è ancora percepibile. 

«Per tradurre in termini più pratici quanto abbiamo osservato possiamo affermare che a un abitante di una zona altamente inquinata nel 1971 era associato un rischio di morire, nel periodo 2002-2009, più alto del 14 per cento rispetto a quello relativo a chi invece aveva respirato aria più pulita; un valore non certo irrilevante che spinge a proseguire la ricerca sull’argomento», spiega Hansell. 

Ma morire per cosa? Le patologie legate all’inquinamento atmosferico riguardano principalmente polmoni e cuore. Le polveri sottili e le sostanze tossiche presenti nell’aria si insinuano nelle vie respiratorie favorendo l’insorgenza di bronchiti, enfisema, polmoniti e patologie polmonari più serie. Non solo. Recenti studi mostrano che gli inquinanti possono penetrare a tal punto nel corpo da diventare pericolosi anche per il sistema cardiocircolatorio, aumentando il rischio di ictus e infarto.

«È vero che per tutte queste patologie esistono molti fattori di rischio, come fumo, sedentarietà, obesità, ipertensione, che incidono su di esse con un peso maggiore rispetto all’inquinamento, ma il nostro studio suggerisce che respirare aria non pulita non è un bene per la salute sia nel breve sia nel lungo termine», conclude l’epidemiologa britannica.