Il legame
Chi è stato sedentario durante il lockdown è più a rischio di depressione
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    Immagine: Pietro Luca Cassarino, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Chi durante il lockdown ha passato molto tempo seduto e ha continuato anche dopo ad astenersi dall’attività fisica ha maggiori probabilità di sviluppare sintomi depressivi rispetto a chi ha trovato il tempo di fare sport anche restando in casa

Cyclette, salto con la corda, flessioni, allenamenti on line di ogni tipo, sessioni alternate di cardio, potenziamento muscolare, stretching. Qualcuno durante il lockdown se lo è posto come obiettivo: concentrare in un paio di mesi tutta l’attività fisica che non si era mai fatta nel corso di una vita. Non è detto che quella bulimia sportiva abbia fatto bene al fisico. Quel che è certo è che ha preservato la salute mentale. Perché chi, al contrario, ha passato le giornate del confinamento domestico tra sedia e divano, spostandosi al massimo dal computer alla televisione ha sviluppato sintomi depressivi in percentuale molto maggiore rispetto alle persone più attive. 

Il fatto non sorprende e la ricerca condotta da un team di scienziati dell’Iowa State University non fa altro che confermare quanto già noto da tempo: la sedentarietà è un fattore di rischio per la depressione. 

I ricercatori avevano condotto una prima indagine durante la primavera del 2020 tra 3mila abitanti degli Stati Uniti con l’obbligo dello “stay at home”. Ai partecipanti era stato chiesto quanto tempo dedicassero  all’attività fisica e quanto tempo passassero davanti a uno schermo specificando la differenza con le abitudini pre-pandemia. Gli intervistati hanno anche compilato questionari specifici per la valutazione del benessere mentale, l’eventuale presenza di sintomi depressivi, ansia, stress, solitudine. «Sapevamo che i cambiamenti nel tempo dedicato all’attività fisica e nel tempo passato davanti allo schermo sono associati alla salute mentale, ma non avevamo mai osservato prima i dati su una popolazione ampia come questa in risposta a un cambiamento così drastico», ha dichiarato Jacob Meyer dell’Iowa State University a capo dello studio. Dai risultati di quell’indagine era emerso che in generale le persone che nel periodo precedente alla pandemia si allenavano regolarmente rispettando le indicazioni delle linee guida internazionali sull’attività fisica avevano ridotto del 32 per cento il tempo dedicato all’allenamento durante il lockdown. E chi si era mosso meno aveva dichiarato di sentirsi più depresso, ansioso e solo rispetto a prima. 

Oggi, a distanza di un anno, gli scienziati sono tornati a valutare il benessere mentale delle stesse persone reclutate all’epoca delle prime drastiche chiusure. Lo studio con i dati aggiornati è stato pubblicato su Frontiers in Psychiatry. In generale, le cose adesso vanno meglio. Ma chi continua a passare molto tempo seduto non si è risollevato dalla cupezza del lockdown come chi ha ripreso a muoversi con la stessa frequenza del periodo pre-pandemia.

L’uscita dal lockdown ha fatto bene a tutti, ma i partecipanti che hanno continuato a trascorrere gran parte della loro giornata seduti hanno sperimentato solo un lieve miglioramento della salute mentale. 

«Essere consapevoli di alcuni dei sottili cambiamenti che abbiamo sperimentato durante la pandemia e scoprire se questi siano stati utili o dannosi è davvero importante ora che affrontiamo un nuovo corso della pandemia», ha commentato Meyer. 

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