Danni collaterali
Gli effetti di Covid-19 sulla bilancia: la prima ondata ci ha fatto ingrassare quasi un chilo al mese
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    Immagine: Bill Branson, National Cancer Institute, Public domain, via Wikimedia Commons
Redazione
L’imposizione dello “stay at home” negli Usa la scorsa primavera si è tradotta in un aumento dei chili sulla bilancia, in media 300 grammi ogni 10 giorni (quasi 1 chilo al mese). Il problema è che la tendenza non finirà con la fine della pandemia. Lo smart working aumenta il rischio di sovrappeso

Da quando è iniziata la pandemia è tutto un conteggio. Si contano i morti, i contagiati, il numero dei tamponi effettuati, i ricoverati in terapia intensiva e, da qualche mese (per fortuna), i vaccinati. Ora un gruppo della University of California San Francisco ha deciso di contare anche i chili che gli americani hanno accumulato durante la prima ondata, quando si passava tutta la giornata dentro casa anche nel caso in cui il lockdown non fosse particolarmente rigido. Ebbene, sembra che gli americani siano riusciti a rispettare il distanziamento sociale ma non quello dal frigorifero. Tra febbraio e giugno 2020 il peso dei 269 partecipanti allo studio è aumentato in media di 0,27 chili ogni 10 giorni, circa due chili al mese. 

I risultati dell’indagine pubblicati su  JAMA Network Open non sarebbero preoccupanti se il problema si esaurisse con un paio di chili in più (4 al massimo). Dato però che la maggior parte della popolazione americana, (e quella europea ancora di più) da quasi un anno passa la giornata tra la sala da pranzo e la cucina, il rischio che l’ago della bilancia si sia continuato a spostare verso livelli preoccupanti è reale. 

Tra marzo e aprile del 2020 45 Stati degli USA hanno introdotto misure restrittive con l’obbligo di restare a casa il più possibile. Le disposizioni sono state accompagnate da un calo dell’attività fisica o motoria e da un aumento del consumo di snack e di alcol. Con effetti tangibili sulla bilancia. 

Allo studio hanno partecipato 269 adulti di 37 Stati degli Usa con un’età media di 52 anni. Si trattava di persone che erano già coinvolte nello studio Health eHeart Study che prevedeva il monitoraggio tramite dispostivi indossabili (Fitbit o smart-watch) della saluta cardiovascolare. Tutti i volontari comunicavano periodicamente il loro peso. 

In tutto sono state analizzate più di 7mila misurazioni del peso, circa 28 per ogni partecipante. In media la prima ondata di Covid-19 ha portato a un aumento medio di 0,27 chili ogni 10 giorni, quasi un chilo al mese.

«È importante riconoscere le conseguenze indesiderate sulla salute che le misure restrittive possono avere a livello di popolazione. I danni alla salute suggeriti da questi dati dimostrano la necessità di identificare strategie parallele per mitigare l'aumento di peso, come incoraggiare una dieta sana ed individuare alternative per svolgere attività fisica, ogni volta che i governi locali stabiliscono nuove restrizioni in risposta a SARS-CoV-2 e a potenziali future pandemie», scrivono i ricercatori. 

Gregory Marcus, medical doctor all’University of California San Francisco a capo dello studio, è convinto che sia necessario continuare a porsi il problema del peso anche una volta usciti dalla pandemia, dato che molto probabilmente tante persone continueranno a lavorare in smart-working a pochi metri di distanza dal frigo e dalla credenza. 

«Incoraggio regolarmente i miei pazienti a individuare un modo per  introdurre l'attività fisica nella loro routine quotidiana nella speranza che diventi un'abitudine, piuttosto che considerarla come un evento speciale e difficile.  Idealmente dovrebbe far parte della routine giornaliera come lavarsi i denti. Può aiutare fissare l’orario dell’attività fisica sul calendario e considerarlo come un appuntamento da non perdere», suggerisce Marcus.

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