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DidascaliaImmagine: IsoFocus, Public domain, via Wikimedia Commons
Il periodo che va da metà gennaio a metà febbraio è statisticamente il più freddo dell'anno, con i cosiddetti “giorni della merla” (29,30 e 31 gennaio) che tradizionalmente sono quelli in cui si dovrebbero raggiungere le temperature più rigide. Non solo: gli inverni caratterizzati da fenomeni estremi sono ormai una consuetudine, conseguenza diretta dei cambiamenti climatici. Fatto è che ogni anno almeno il 7 % di tutti i decessi può essere attribuito al freddo. Ecco dunque le indicazioni della Società italiana di medicina interna (Simi) su chi rischia di più e su come difendersi.
Attenti al cuore! Influenza, raffreddori e tutta la pletora di virus respiratori, certo. «Ma in realtà – spiega Giorgio Sesti, presidente della Simi – una delle minacce peggiori del ”generale inverno” è quella all’apparato cardio-circolatorio, con un’aumentata incidenza di infarti, ictus e un peggioramento delle arteriopatie periferiche». Sono soprattutto le persone con malattie cardio-vascolari note quelle più esposte a questo rischio. «Per evitare di disperdere calore- spiega ancora Sesti - i vasi periferici si “contraggono”, ma questo a sua volta provoca un ridotto afflusso di sangue in periferia e un aumento della pressione arteriosa». Una pressione arteriosa in salita e il freddo non solo rappresentano una minaccia per i vasi di cuore e cervello, ma portano anche a urinare di più, esponendo in questo modo al rischio di disidratazione, rendendo di conseguenza il sangue più denso e meno “scorrevole” all’interno dei vasi, fenomeni che possono favorire la formazione di trombi. «Dunque – ricorda Sesti - oltre a ridurre la pressione in maniera adeguata, è necessario assicurare un buon introito di liquidi. Ma assolutamente non di alcol. L’idea che l’alcol “riscaldi” è una sensazione ingannevole; in realtà, producendo una vasodilatazione periferica, l’alcol favorisce la dispersione di calore».
Proteggere naso e bocca. «In questa stagione – osserva Sesti - assistiamo a un’esacerbazione di malattie respiratorie croniche come la bronchite ostruttiva (Bpco) e l’asma perché il passaggio di aria fredda lungo le vie aeree provoca irritazione e di conseguenza, tosse, aumento di secrezioni catarrali e una respirazione difficoltosa e affannata. Per questo è importante evitare di uscire di casa nelle ore più fredde, proteggere bene naso e bocca con una sciarpa (e una mascherina, soprattutto quando si sale sui mezzi pubblici affollati) per riscaldare l’aria che inaliamo. Chi soffre d’asma, dovrebbe comunque sempre avere con sé un inalatore per un’eventuale emergenza. Le persone con long Covid devono fare particolare attenzione in caso di freddo e cattivo tempo perché secondo una review pubblicata di recente sul BMJ, la loro funzionalità polmonare può restare compromessa per un tempo variabile dopo l’infezione da Covid e questo li espone a maggior rischio di infezioni respiratorie. Se necessario uscire, oltre a proteggersi bene dal freddo, queste persone dovrebbero indossare una mascherina FFP2, soprattutto negli ambienti affollati e scarsamente ventilati».
Il tallone d’Achille delle articolazioni. Il freddo e l’umidità non sono un toccasana per ossa e articolazioni, anche se una spiegazione scientifica convincente a questo fenomeno non è ancora stata trovata. «È necessario dunque coprirsi adeguatamente per mantenere caldo l’organismo – dice ancora Sesti - indossare guanti e giacche impermeabili se si esce di casa; chi soffre del fenomeno di Raynaud deve stare particolarmente attento agli sbalzi di temperatura; da eliminare assolutamente il fumo, che può aggravare il fenomeno». Anche se costretti in casa, bisogna evitare di stare fermi troppo a lungo. Attenzione anche a non esagerare con le calorie a tavola perché ogni chilo di troppo andrà a gravare sulle articolazioni. Importante fare il pieno di vitamina D e calcio, soprattutto se non si esce di casa e non ci si espone alla luce del sole.
Attenzione alle cadute. Un marciapiede ghiacciato o anche solo lucido di pioggia, un berretto tirato sugli occhi o un ombrello aperto che riducono la visibilità possono rappresentare un pericolo e favorire una caduta. «Meglio dunque prevenire questo rischio – consiglia Sesti - uscendo di casa, se possibile, solo nelle ore centrali della giornata, rese più tiepide dal sole ed evitando di uscire sotto la pioggia o la neve. Indossare calze di lana e scarpe comode con suola antiscivolo e con un buon “grip” e preferire i cappelli di lana a quelli a tesa larga o a cloche, per non ostacolare la visibilità. Le persone con neuropatia diabetica devono fare particolarmente attenzione perché possono non accorgersi che i piedi stanno diventando troppo freddi, esponendosi al rischio di geloni o di un principio di congelamento».
Attività fisica e freddo. I runner in buona salute possono continuare a correre anche con le basse temperature, avendo cura di vestirsi in maniera adeguata e di idratarsi adeguatamente. «Le persone con problemi cardiovascolari noti o i soggetti a rischio – ammonisce Sesti - devono invece stare molto attenti a non fare sforzi eccessivi all’aperto, se le temperature sono rigide. In questa stagione, bene le passeggiate nelle ore calde e nelle giornate di sole, ma per tutto il resto, l’esercizio fisico andrebbe fatto indoor: in palestra, in piscina o in casa. Ricordatevi di vestirvi molto bene anche quando portate il cane fuori, soprattutto al mattino presto e la sera. Grande attenzione infine anche all’attività fisica “indotta” dal cattivo tempo: spalare la neve può rivelarsi decisamente pericoloso per il cuore, come anche cambiare una gomma bucata a temperature polari».
Come proteggersi dal freddo. A livello strutturale, dovremmo tutti vivere in case con elevati standard termici e ben coibentate, per evitare la dispersione di calore attraverso i muri e gli infissi. Molto importante è vestirsi in modo adeguato “a strati” sottili. Per uscire, un giaccone impermeabile a prova di pioggia, neve e vento. Ricordarsi di proteggere bene i piedi, anche con doppie calze, le mani e la testa. Grande attenzione deve infine essere posta al letto che deve mantenerci al caldo durante il sonno: doppie coperte e piumini, ma anche pigiami con pantaloni e maniche lunghe. Se è necessario dare un “aiuto” ai termosifoni che riscaldano poco, bene orientarsi su stufe elettriche a basso consumo o pompe di calore. Da evitare invece le stufette a gas o i camini a legna per il rischio di intossicazioni da monossido di carbonio, purtroppo spesso fatali nel sonno.
Curarsi con la luce. «Le persone con disturbo affettivo stagionale (Sad), depressione o disturbo bipolare – conclude Sesti - possono risentire in modo particolare del dover restare a lungo in casa, per il cattivo tempo. È fondamentale che si mantengano attive e che dormano in modo regolare, facendo il pieno di sole non appena possibile. E se non è possibile uscire, bisogna inondare di luce la casa, tirando le tende e alzando le serrande. Senza dimenticare naturalmente di rivolgersi subito allo specialista se i sintomi della propria condizione mentale peggiorano».
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