C'è un aspetto della vita delle persone colpite da ictus che resta spesso in ombra: la sessualità. Tornare a una vita affettiva soddisfacente può essere una delle sfide più complesse del recupero, ma il tema resta poco affrontato nei percorsi assistenziali, con imbarazzo sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. A ricordarlo è l'Associazione per la lotta all'ictus cerebrale (Alice Italia).
L'ictus è oggi tra le principali cause di disabilità nell'adulto: in Italia oltre un milione di persone convive con i suoi esiti. Le conseguenze coinvolgono spesso anche la sfera emotiva: paura di un nuovo evento, alterazione dell'immagine corporea, depressione, ansia e cambiamenti nella coppia possono incidere sulla vita sessuale.
La letteratura scientifica riporta che almeno la metà delle persone colpite sperimenta problemi in questo ambito, con percentuali tra il 20% e il 75%. Tra le difficoltà più frequenti: calo del desiderio, problemi di eccitazione, disfunzione erettile, riduzione della frequenza dei rapporti e minore intimità di coppia.
Il calo del desiderio riguarda tra il 17% e il 42% delle persone dopo un ictus. Negli uomini la disfunzione erettile interessa dal 28% al 75% dei casi, mentre nelle donne si osservano soprattutto alterazioni della lubrificazione e dell'eccitazione. Una ricerca dell'American Heart Association ha rilevato che quasi il 60% dei sopravvissuti riferisce una disfunzione sessuale, e solo una minoranza si dichiara soddisfatta della propria vita sessuale dopo l'evento. Anche i pazienti più giovani sono coinvolti: circa un terzo di chi ha avuto un ictus ischemico in età relativamente giovane riporta difficoltà a un anno di distanza.
Nonostante questi dati, l'argomento resta tra i meno discussi nei percorsi di cura: molti pazienti non ricevono informazioni sulla ripresa dell'attività sessuale e diversi professionisti si sentono poco preparati.
Eppure, nella maggior parte dei casi, dopo un'adeguata valutazione clinica, è possibile tornare a una vita sessuale normale: il problema non è quasi mai di natura medica, ma legato a paura, scarsa informazione o conseguenze psicologiche.
«La sessualità rappresenta una componente fondamentale della salute e del benessere della persona e, come tale, dovrebbe essere considerata parte integrante del percorso di recupero dopo un ictus» sottolinea Massimo Del Sette, direttore dell'Unità di Neurologia con centro ictus del policlinico San Martino di Genova.
Per questo le organizzazioni scientifiche internazionali raccomandano di includere la salute sessuale nei programmi di riabilitazione, favorendo il dialogo tra paziente, partner e professionisti sanitari.
«Quando si sopravvive a un ictus si desidera tornare a vivere pienamente, non semplicemente sopravvivere» dice Andrea Vianello, presidente di Alice Italia. «La sessualità, l'affettività e l'intimità fanno parte della vita di ogni persona – prosegue - e non devono essere considerate aspetti secondari o marginali del percorso di recupero. Troppo spesso le persone colpite da ictus si trovano soli ad affrontare dubbi, paure e cambiamenti che incidono profondamente sulla qualità della vita e sulle relazioni di coppia. Parlare di sessualità dopo l'ictus significa parlare di dignità, benessere e diritti della persona. Come Associazione chiediamo che questo tema entri stabilmente nei percorsi di presa in carico e riabilitazione – conclude Vianello - affinché pazienti e caregiver possano ricevere informazioni corrette, supporto professionale e risposte adeguate ai propri bisogni».
