Miti da sfatare
Non è colpa del 'metabolismo lento' se dopo i 50 anni non si riesce a perdere peso
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    Immagine: rawpixel.com rawpixel, CC0, via Wikimedia Commons
Redazione
Il metabolismo della mezza età non è poi così male e non così diverso da quello di un ventenne. I cambiamenti veri cominciano dopo i 60 anni, ma sono comunque graduali. È una buona notizia: a quarant’anni nessun cambiamento fisiologico rema contro i tentativi di dimagrire

L’alibi dei quarantenni, cinquantenni, sia uomini che donne, che non riescono a dimagrire è messo profondamente in crisi da un articolo su Science . Il metabolismo lento, considerato un destino crudele e ineluttabile indissolubilmente legato all’età anagrafica, non regge più come scusa: la mezza età non consegna di default il grasso addominale e i chili di troppo né rema contro i tentativi di dimagrire come indubbiamente fa più comodo pensare. Neanche la menopausa è una condanna al sovrappeso (ma lo studio non si sofferma su questo tema specifico). Crolla il mito consolatorio di chi si trova nel mezzo del cammin di nostra vita: il declino nel metabolismo c’è, è vero, ma avviene molto più gradualmente di quanto si fosse pensato finora. Infatti le vere difficoltà dall’organismo nello smaltire le calorie accumulate si incontrano dopo i 60 anni. Prima di quell’età gli ingranaggi della centrale energetica subiscono solo un leggero rallentamento, non tale da giustificare l’aumento di peso né l’impossibilità a buttarlo giù.  

Se questo accade le cause sono altre. 

I ricercatori della Duke University hanno analizzato la quantità media di calorie bruciate da 6.600 persone di tutte le età, dai primi giorni di vita ai 95 anni, tenendo conto non solo delle calorie consumate dall’organismo semplicemente per tenersi in vita (respirando, digerendo, pompando sangue) ma anche di quelle spese nelle attività quotidiane (lavando i piatti, portando a spasso il cane, allenandosi in palestra). Il calcolo è stato eseguito grazie a un test specifico delle urine in grado di misurare la velocità con cui vengono smaltite alcune molecole. 

Sul podio più alto nella gara del metabolismo più efficace salgono i neonati. Impossibile batterli. Un bambino di qualche mese brucia calorie ad una velocità del 50 per cento superiore a quella di un adulto. E già qui cominciano le sorprese. Erano in molti a pensare infatti che l’eta d’oro del metabolismo, quella caratterizzata dal magico equilibrio tra quel che entra e quel che esce, tra calorie assunte ed eliminate, fosse l’adolescenza. L’idea comune è che il picco dell’attività metabolica si raggiunga intorno ai vent’anni, dopo di che cominci l’inesorabile declino. Ma i ricercatori americani vanno controcorrente: i campioni di metabolismo sono i neonati, ma la mezza età non se la cava così male come si è sempre creduto. 

Dopo i fuochi d’artificio dell’infanzia, il metabolismo rallenta di circa il 3 per cento per ogni anno di vita fino ai 20 anni, quando si stabilizza al nuovo ritmo per un bel po’ di tempo. 

Dal punto di vista esclusivamente metabolico c’è poca differenza tra un trentenne e un cinquantenne. I risultati dello studio spostano la possibilità di tirare in ballo l’alibi dell’età dopo i 60 anni. Solo allora la scusa del “fisico cambiato” diventa credibile, solo allora, e non prima, si può dar la colpa ai cambiamenti del metabolismo per il passaggio alla taglia in più dei pantaloni, per il grasso addominale irremovibile, per l’ago della bilancia fermo immobile al solito posto. Il rallentamento del metabolismo è comunque graduale e avviene a un ritmo dello 0,7 per cento all'anno. Significa che una persona di 90 anni ha bisogno del 26 per cento in meno di calorie ogni giorno rispetto a una persona di mezza età. 

«Questi cambiamenti fanno luce sullo sviluppo umano e sull'invecchiamento e dovrebbero aiutare a modellare strategie nutrizionali e sanitarie nel corso della vita», sottolineano i ricercatori. 

 

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