L’altra epidemia
Lo stress da pandemia passa da genitori a figli (e compromette la didattica a distanza)
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    Immagine: Firesam! / Flickr (https://www.flickr.com/photos/firesam/5242760927)
Redazione
Preoccupazioni economiche, timori per la salute, incertezza sul futuro, isolamento. E in più figli piccoli bisognosi di aiuto per la didattica a distanza. I genitori non hanno retto. Due su cinque hanno manifestato sintomi di depressione e hanno alimentato l’ansia dei figli

Aprile 2020. Era passato circa un mese dall’annuncio in cui l’OMS battezzava ufficialmente l’epidemia di coronavirus una “pandemia”. In quel periodo, mentre il virus minacciava la salute del mondo intero, le persone si rinchiudevano in casa  e gli scienziati erano in cerca di soluzioni per fermare i contagi, un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan ha voluto osservare cosa stesse accadendo tra le mura domestiche della popolazione americana mentre fuori infuriava la tempesta. E ha scoperto dinamiche famigliari piuttosto prevedibili: genitori depressi e stressati che alimentavano l’ansia nei figli compromettendo anche la riuscita della didattica a distanza. 

Lo studio, pubblicato su Children and Youth Services Review, è stato condotto tra 405 famiglie americane in cui viveva almeno un bambino con meno di 12 anni. È una fotografia che potrebbe avere valore universale: è altamente probabile che si avrebbero gli stessi risultati in altri Paesi del mondo. 

Dall’indagine è emerso che circa il 35 per cento dei genitori ha percepito un cambiamento nel comportamento dei figli dall’inizio della pandemia con manifestazioni di stanchezza, depressione e solitudine. Due genitori su cinque rientravano nei criteri per una diagnosi di depressione maggiore o depressione severa. 

La chiusura delle scuole ha caricato i genitori della responsabilità di seguire i figli nelle attività scolastiche costringendoli a entrare in confidenza con strumenti digitali nuovi per loro. I genitori che mostravano livelli di depressione o stress più elevati si consideravano incapaci di aiutare i figli nella nuova modalità didattica. Inoltre, come era prevedibile, il malessere dei genitori ha avuto ricadute sui bambini. L’ansia, lo stress e la depressione di madri e padri contagiava i figli che per reazione diventavano anche loro ansiosi. 

La serenità famigliare in molti casi è stata compromessa da fattori economici. Molti genitori si sono ritrovati senza lavoro e senza la possibilità di accedere ai pasti gratuiti per i figli generalmente offerti dalla scuola.

Gli autori dell’indagine avvertono però che sarebbe sbagliato pensare che con la riapertura delle scuole tutti i problemi siano svaniti. Il delicato equilibrio tra salute mentale dei genitori e quella dei figli dovrebbe essere monitorato costantemente. 

«Nel complesso, i risultati dello studio hanno suggerito che la salute mentale dei genitori può essere un fattore importante legato all'istruzione a casa e al benessere dei bambini durante la pandemia.  La ricerca suggerisce che, sfortunatamente, gli alti livelli di stress, ansia e depressione tra i genitori sono rimasti alti durante l'estate e all'inizio dell’autunno. Il che suggerisce che il ritorno a scuola può essere difficile per molte famiglie. Le scuole potrebbero dover prendere in considerazione l’offerta di servizi per affrontare i problemi di salute mentale degli studenti e le conseguenze di stress e traumi derivanti dall'isolamento sociale e dall'incertezza economica durante la pandemia», concludono i ricercatori. 

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