Sono 42 le molecole di Bristol Myers Squibb in sperimentazione in Italia e spaziano dall’oncologia all’ematologia, dalle malattie cardiovascolari fino all’immunologia e alle neuroscienze. Negli ultimi cinque anni, l’azienda ha investito oltre 90 milioni di euro nella ricerca clinica nel nostro Paese e oggi è impegnata con più di 120 studi in oltre 700 centri ospedalieri e il coinvolgimento di più di 2.200 pazienti. Del ruolo del nostro Paese nella strategia globale dell’azienda si è parlato giovedì 18 giugno in una conferenza stampa a Roma.
«Da 80 anni - sottolinea Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia - la nostra ricerca si concentra dove c’è più bisogno in aree terapeutiche che hanno segnato passaggi decisivi nell’evoluzione della medicina». Nel corso dei decenni, aggiunge, «abbiamo portato nel Paese oltre 80 farmaci che hanno contribuito a trasformare gli esiti di salute e le prospettive di cura, migliorando la qualità di vita dei pazienti».
Cristian Massacesi, Executive Vice President, Chief Medical Officer and Head of Development di BMS sottolinea che «a livello globale, «il punto di forza della pipeline di Bristol Myers Squibb risiede nella sua ampiezza e profondità, sostenute da piattaforme innovative e da un impegno costante nelle aree terapeutiche a più elevato bisogno medico insoddisfatto». Per quanto riguarda il futuro, prosegue, «la nostra ambizione è continuare a elevare gli standard di cura per i pazienti in tutto il mondo affetti da alcune delle patologie più difficili da curare».
In oncologia, Bristol Myers Squibb ha introdotto terapie che sono ancora oggi ampiamente utilizzate, tra cui un farmaco appartenente alla classe dei taxani, sviluppato in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense.
I taxani «hanno rivoluzionato le cure contro il cancro e costituiscono ancora oggi capisaldi della chemioterapia» conferma Carmine Pinto, direttore dell'Oncologia medica Ausl-Irccs di Reggio Emilia.
Successivamente, l’azienda ha contribuito alla rivoluzione dell’immunoterapia, con l’introduzione nella pratica clinica dei checkpoint inhibitor, che ha trasformato la prognosi del melanoma metastatico: se dieci anni fa la sopravvivenza a cinque anni era inferiore al 10%, oggi supera il 50%.
In ematologia, BMS ha contribuito alla definizione degli standard di cura, a partire dal mieloma multiplo, ambito in cui un farmaco immunomodulante ha rappresentato per anni il cardine del trattamento. La ricerca dell’azienda ha portato alla prima terapia cellulare CAR-T approvata in Italia nel mieloma multiplo e a un’altra CAR-T per i pazienti con linfoma a grandi cellule B, la forma più frequente di linfoma non Hodgkin.
Nelle malattie cardiovascolari, BMS ha introdotto il primo ACE-inibitore, che ha rappresentato una rivoluzione nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e ha lanciato un antiaggregante che, per decenni, è rimasto lo standard globale nella prevenzione degli eventi tromboembolici. Successivamente un anticoagulante orale di nuova generazione ha contribuito a ridefinire la prevenzione degli eventi cardiovascolari. A novembre 2025, ha raggiunto un altro importante traguardo, con l’approvazione della prima terapia che agisce sui meccanismi all’origine della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.
In neurologia, l'azienda ha sviluppato una terapia orale innovativa per la cura della sclerosi multipla, disponibile in Italia dal 2021 ed è focalizzata anche nello sviluppo di una molecola in grado di controllare i sintomi e stabilizzare il declino cognitivo nell’Alzheimer e schizofrenia.
Questo anniversario «non rappresenta un traguardo – conclude Regina Vasiliou – ma una tappa del nostro percorso per continuare a generare valore nel lungo periodo».
