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“Conoscere e curare il cuore” 2026: a Firenze le nuove frontiere della cardiologia
Michele Musso
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Integrazione tra tecnologie di imaging sempre più sofisticate, algoritmi di Intelligenza artificiale, nuovi biomarcatori biologici e farmaci innovativi stanno modificando radicalmente il modo di prevenire, diagnosticare e trattare le malattie cardiovascolari, che restano la principale causa di morte a livello globale. E inoltre, dalla diagnosi precoce dell’aterosclerosi alla medicina di precisione nello scompenso cardiaco, dalle nuove terapie cardiometaboliche alla prevenzione guidata dall’imaging.

Questi e molti altri i temi al centro della 43° edizione di “Conoscere e Curare il Cuore”, appuntamento scientifico che a Firenze ha riunito dal 19 al 22 marzo 2026 alcuni tra i principali esperti italiani per analizzare le nuove frontiere della cardiologia dei nostri giorni.

Le linee guida della Società europea di cardiologia (ESC) 2025 sulla gravidanza e le malattie cardiovascolari, per esempio, aggiornano le precedenti del 2018 e ridisegnano la gestione delle pazienti cardiopatiche in attesa di un figlio. Il documento ruota attorno a tre pilastri: il Pregnancy Heart Team (PHT), la stratificazione del rischio tramite la classificazione mWHO 2.0 e percorsi clinici condivisi per le singole patologie. Un passaggio centrale è il riconoscimento esplicito della maternità come diritto fondamentale: le scelte riproduttive delle donne con malattie cardiovascolari devono essere rispettate quando informate e autonome. Il PHT, che riunisce cardiologia specialistica, ostetricia ad alto rischio, anestesia, imaging, genetica e supporto psicologico, non ha il compito di proibire, ma di accompagnare. Sul fronte diagnostico vale il principio ALARA (As Low As Reasonably Achievable): le radiazioni ionizzanti vanno limitate, ma non negate in caso di condizioni potenzialmente letali. Rilevanti anche le raccomandazioni di classe III, ovvero ciò che non deve essere fatto: tra i farmaci controindicati figurano i DOAC (anticoagulanti orali diretti), ACE-inibitori, ARB e SGLT2-inibitori.

Sul fronte della prevenzione, si consolida una svolta epocale nella gestione della cardiomiopatia ipertrofica (HCM): l'esercizio fisico non è più universalmente vietato. Per decenni la diagnosi bastava a escludere il paziente da qualsiasi attività intensa; oggi le evidenze mostrano che un programma personalizzato migliora fitness, qualità di vita e benessere psicologico senza incremento documentato di eventi aritmici. La prescrizione dell'esercizio, basata su ecocardiografia da sforzo, test cardiopolmonare e monitoraggio aritmico, sostituisce la proscrizione generalizzata.

Ancora: i pacemaker leadless (LPM), dispositivi impiantabili direttamente nel ventricolo destro senza elettrocateteri né tasca sottocutanea, stanno ridefinendo la stimolazione cardiaca. Oltre 200 mila impianti nel mondo confermano tassi di infezione dello 0,1–0,3%, con una riduzione dell'80% rispetto ai sistemi tradizionali. Sono oggi disponibili tre piattaforme principali (Micra VR/AV e AVEIR VR/DR) con sistemi bicamerali wireless sempre più sofisticati. Rimangono però sfide aperte come gestione del fine vita del dispositivo e limitazioni nella sincronizzazione atrioventricolare.

Quanto al dolore toracico, l'inquadramento clinico (anamnesi, equivalenti anginosi, esame obiettivo) resta il punto di partenza imprescindibile per stimare la probabilità pre-test che sia di origine ischemica. È questa stima iniziale a orientare l'intero percorso: esami, tempi, livello di osservazione. L'intelligenza artificiale (IA) si inserisce come strumento trasversale capace di tradurre la complessità clinica in stime quantitative di rischio. In Pronto soccorso, integrata nei sistemi di triage e nella cartella clinica elettronica, consente di stimare in tempo reale la probabilità ischemica, individuare pazienti a rischio basso candidabili a percorsi abbreviati e ridurre la variabilità decisionale. I modelli di IA combinano algoritmi classici e reti neurali profonde, gestendo variabili non convenzionali come pattern temporali del dolore, accessi precedenti, dati socioeconomici per una profilazione del rischio più granulare rispetto agli score tradizionali. La credibilità clinica resta tuttavia subordinata a validazione esterna e studi prospettici di impatto reale.

Questa edizione del Congresso ha conferito inoltre due premi. “Conoscere e Curare il Cuore Award” a James Muller, Premio Nobel 1985 per la Pace, professore alla Facoltà di Medicina di Harvard e co-fondatore dell’associazione Medici internazionali per la prevenzione della uerra nucleare (IPPNW). Muller è stato anche indicato Scienziato dell’anno per il 2023 dall’American College Cardiology per il lavoro svolto sul concetto di placca coronarica vulnerabile. La motivazione del premio conferito a Firenze è «per aver avuto il privilegio di esplorare due temi apparentemente distanti ed invece profondamente interconnessi: la fragilità dell’umanità in relazione alla malattia coronarica e la sua vulnerabilità, all’ombra della minaccia nucleare».

Il Premio “Cuore e Salute Franco Fontanini” è stato invece assegnato a Luciano Onder «per aver contribuito, con la sua pluriennale attività di giornalista, conduttore e divulgatore televisivo, alla diffusione della cultura cardiologica anche al di fuori della comunità scientifica».

«Siamo orgogliosi di poter premiare professionisti che, ciascuno per il proprio ambito di intervento, hanno contribuito a rendere la cardiologia più capace di trovare soluzioni e più comprensibile per il grande pubblico» commenta Francesco Prati, presidente della Fondazione Centro per la lotta contro l’infarto e direttore del Dipartimento cardio-toraco-vascolare dell'ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Oggi, sottolinea, «questa branca scientifica «sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti» e “Conoscere e curare il cuore” la affronta mettendo «al centro la clinica, la pratica quotidiana, il confronto diretto tra esperienze, lasciando sullo sfondo una ricerca teorica spesso scollegata dalla realtà assistenziale».

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