L'indagine
La crisi demografica fa paura. Colpa dell’incertezza e del lavoro instabile
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    Evento di presentazione del sondaggio “Demografia, un patto tra generazioni”
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    Evento di presentazione del sondaggio “Demografia, un patto tra generazioni”
Redazione
Sondaggio Adnkronos: monta la sfiducia. Calderone: «La crisi demografica condiziona le sorti del nostro Paese, con effetti concreti sull’economia e sulla società»

Difficile vederci un’opportunità; per il 75% degli italiani l’invecchiamento della popolazione è un problema serio per le generazioni future. La crisi demografica che ha portato il nostro Paese al record negativo di appena 370mila ha causa profonde: per il 43% la paura del futuro, per il 29% l’instabilità lavorativa, per il 22% ai costi troppo alti per crescere un bambino. Sono i dati che emergono dal sondaggio “Demografia, un patto tra generazioni”, condotto da Adnkronos Q&A su un campione di circa 5.000 persone e illustrato oggi a Roma.

«La crisi demografica condiziona le sorti del nostro Paese, con effetti concreti sull’economia e sulla società», ha detto in un messaggio  il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone intervenuta con un video messaggio. «Serve prima di tutto rafforzare occupazione e competenze, soprattutto per giovani e donne, come previsto dalle misure del Decreto Coesione. Occorre migliorare le retribuzioni con relazioni industriali solide e contrattazione collettiva efficace, per redistribuire i benefici della crescita e rendere il lavoro più attrattivo. Infine, va costruito un patto per le donne, conciliando lavoro e maternità, rafforzando welfare aziendale, territoriale e contrattuale per dare speranza alle mamme di domani».

Per Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle politiche sociali «serve costruire un modello di welfare integrato, superando l’assistenzialismo, grazie a un patto sociale che unisce istituzioni, terzo settore, imprese e mondo produttivo», ha affermato. «Il nostro obiettivo è sostenere le imprese con strumenti come fringe benefit e premi di produttività, e rafforzare il terzo settore con riforme che potenzino i servizi di prossimità. Oggi, grazie al governo Meloni, lo Stato riconosce ufficialmente il valore delle attività di volontariato e lo certifica, lo rende spendibile nel mondo del lavoro, negli studi universitari e nei concorsi pubblici», ha aggiunto. 
Secondo il sondaggio si respira un’aria di pessimismo: il 76% degli intervistati pensa, infatti, che la propria condizione tra vent’anni sarà peggiore rispetto a oggi, l’87% teme di non raggiungere una pensione adeguata o addirittura di non riceverla affatto. Solo il 13% si sente tranquillo.

«Sappiamo che l'incidenza del sistema contributivo sarà prevalente e il rischio di pensioni più povere sarà sempre più alto, per questo bisogna rafforzare la previdenza complementare», ha dichiarato Claudio Durigon, sottosegretario al lavoro e politiche sociali. «Il TFR va in qualche modo culturalmente indirizzato su una previdenza complementare che possa dare sostentamento ai futuri pensionati. Siamo convinti che possiamo dare ulteriore forza a questa attività con defiscalizzazione, con obbligatorietà in taluni casi e inserire in questo contesto anche il Long Term Care», ha proseguito. 

In questo contesto, cresce però l’interesse per l’educazione finanziaria: il 60% degli intervistati vorrebbe imparare a gestire meglio le proprie risorse, soprattutto a scuola. Emerge, inoltre, con forza il tema dei caregiver: una persona su quattro si prende cura di un familiare, ma il 58% afferma di non ricevere alcun tipo di aiuto. Solo il 6% riconosce un supporto dallo Stato, e appena il 2% dalle aziende.
Un quadro complesso, che secondo gli esperti richiede risposte strutturali, a partire dal lavoro stabile, dalla valorizzazione delle competenze e da un welfare più inclusivo e moderno.

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