Dall’intelligenza artificiale alle terapie biologiche, dalla telemedicina alla medicina personalizzata fino al ruolo dei social media nella percezione della pelle: è la dermatologia del futuro la protagonista del 99° Congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast, dal 21 al 24 aprile a Rimini). Un appuntamento dal titolo «Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia» che arriva in una fase di profonda trasformazione della disciplina.
Il Congresso è «un’occasione fondamentale per riflettere sulla direzione che sta prendendo la dermatologia e sulle sfide che ci attendono nei prossimi anni» sottolineano i presidenti del congresso, Maria Concetta Fargnoli, direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma, e Paolo Amerio, direttore della Clinica dermatologica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. «Oggi innovazione e ricerca non sono più una prospettiva futura – aggiungono - ma una realtà concreta che sta già trasformando diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti»,.
Accanto al progresso scientifico emerge la necessità di un’evoluzione organizzativa. «La dermatologia è una disciplina fondamentale – sostiene Giovanni Pellacani, presidente Sidemast - estremamente complessa e sempre più richiesta dai cittadini. Serve una risposta strutturata e omogenea sul territorio, che rafforzi il ruolo della dermatologia nei percorsi assistenziali e garantisca un accesso equo e tempestivo alle terapie più avanzate, anche e soprattutto con l’aiuto delle nuove tecnologie, della telemedicina e dell’intelligenza artificiale».
Pellacani richiama l’attenzione su criticità organizzative che rischiano di frenare lo sviluppo della disciplina: «Oggi esiste una separazione ancora troppo marcata tra dermatologia territoriale e ospedaliera, che limita la crescita professionale e crea disuguaglianze nell’accesso alle cure». A questo si aggiunge il tema dell’attrattività del sistema ospedaliero: «Occorrono modelli organizzativi più flessibili e sostenibili, intervenendo anche su monte ore e compensi, altrimenti il rischio è una progressiva perdita di attrattività del settore pubblico».
Un altro nodo riguarda l’inserimento delle tecnologie nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). «Tecnologie come la Total Body Photography o la microscopia confocale sono già previste dalle linee guida europee e italiane e rappresentano strumenti fondamentali per la diagnosi precoce, ma non sono ancora inserite nei Lea», spiega Pellacani.
Social media e diagnosi fai-da-te
Il Congresso accende i riflettori anche sul rapporto tra dermatologia e mondo digitale. Video su TikTok, consigli degli influencer e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale stanno cambiando il modo in cui le persone cercano informazioni sulla salute della pelle. Sempre più utenti consultano la rete prima di rivolgersi a uno specialista, esponendosi al rischio di diagnosi fai-da-te e indicazioni terapeutiche non sempre corrette.
«La dermatologia è una delle specialità più esposte all’impatto dei social media – rileva Fargnoli - perché la pelle è visibile, fotografabile e facilmente condivisibile online. Sempre più spesso i pazienti arrivano alla visita dermatologica dopo aver cercato soluzioni su Internet o sui social, frequentemente seguendo indicazioni non supportate da evidenze scientifiche».
Secondo gli esperti, fino a otto pazienti su dieci cercano online informazioni prima di consultare il dermatologo. «Per questo è importante che il dermatologo chieda al paziente se ha cercato informazioni online», osserva la specialista, mentre Roberta Giuffrida, dermatologa, ricercatrice al Policlinico universitario Gaetano Martino di Messina, sottolinea che «il compito del dermatologo è valutare queste informazioni in modo critico, spiegando quali indicazioni siano realmente utili e quali possano essere inefficaci o dannose».
Filtri digitali e percezione della pelle
L’impatto dei social riguarda anche la percezione dell’immagine corporea. Filtri fotografici e immagini curate contribuiscono a diffondere modelli irrealistici. «Assistiamo sempre più frequentemente a pazienti che chiedono trattamenti per assomigliare alla versione filtrata del proprio volto», spiegano Fargnoli e Giuffrida. Il fenomeno, chiamato “digitized dysmorphia”, descrive l’insoddisfazione legata alla discrepanza tra immagine reale e digitale.
Intelligenza artificiale tra opportunità e limiti
Cresce intanto l’interesse per l’intelligenza artificiale applicata alla diagnosi dermatologica. «Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale rappresentano strumenti promettenti e potranno avere un ruolo di supporto nella pratica clinica, ma non possono sostituire il giudizio clinico del dermatologo», avverte Giuffrida.
Il prurito, sintomo da rivalutare
Tra i temi scientifici del congresso anche il prurito cronico, sintomo diffuso e spesso sottovalutato. «In dermatologia stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma: non trattiamo più solo il sintomo, ma il paziente nella sua specificità biologica», spiega Amerio, sottolineando il ruolo della medicina di precisione.
Il prurito cronico può incidere profondamente sulla qualità della vita. «Può favorire ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti, compromettere il sonno nel 60% dei casi e generare un forte disagio psicosociale», precisa Roberto Maglie, del Dipartimento di Scienza della salute, Sezione di Dermatologia, dell'Università di Firenze.
La prospettiva è una dermatologia sempre più personalizzata. «In futuro saremo in grado di profilare ogni paziente e scegliere fin da subito la terapia più adatta», concludono Amerio e Maglie.
Per filler e botulino è boom
Ogni anno viene eseguito un numero di procedure con iniettabili estremamente elevato. Secondo i dati dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), in Italia nel 2024 i trattamenti iniettabili, in particolare tossina botulinica, filler a base di acido ialuronico e idrossiapatite di calcio, hanno superato complessivamente le 760 mila procedure. Il confronto con il 2023 la tossina botulinica passa da 194.335 a 316.385 trattamenti (+62,8%), mentre i filler a base di acido ialuronico crescono da 190.606 a 430.598 procedure (+125,9%), confermandosi come il segmento più dinamico.
Le complicanze sono rare e perlopiù lievi, ma possono includere asimmetrie, noduli e, raramente, occlusioni vascolari. «Le procedure iniettive sono veri e propri atti medici – afferma avverte Nicola Zerbinati, professore di Dermatologia all'Università dell’Insubria-Varese – e richiedono diagnosi, conoscenza approfondita dell’anatomia e formazione specifica».
L’ecografia cutanea e le iniezioni ecoguidate migliorano diagnosi, pianificazione e precisione, contribuendo a ridurre i rischi. La sicurezza dipende da corretta valutazione clinica, tecnologie adeguate e formazione del medico.
«La tecnologia è un supporto prezioso – avverte quindi Stefania Guida, professoressa di Dermatologia all’Università Vita-Salute San Raffaele - ma non sostituisce la formazione e l’esperienza clinica. Per questo è fondamentale – conclude - che i trattamenti iniettabili vengano eseguiti da medici adeguatamente formati».
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