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L'incontro
Diabete e accesso ai gruppi sportivi militari: il ministro Schillaci incontra gli atleti
Redazione
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Sport e diabete, un connubio troppo spesso minato da uno stigma. Quello, cioè, che le persone con diabete non possano fare sport. Lo stesso stigma che perdura, attraverso una legge del 1932, ancora oggi in Italia e impedisce agli atleti con diabete di fare parte dei gruppi sportivi militari. È stato questo il tema dell'incontro che si è svolto lunedì 9 marzo al ministero della Salute alla presenza del ministro Orazio Schillaci.

Grazie ai progressi nella gestione della patologia, oggi molti atleti con diabete possono praticare sport ad altissimo livello, in sicurezza. Per questo motivo chiedono che la loro condizione non sia più causa automatica di esclusione dai gruppi sportivi delle Forze Armate. L’accesso a questi gruppi consentirebbe, infatti, di beneficiare di un sostegno economico stabile, di strutture adeguate e di un supporto tecnico di alto livello, garantendo maggiore continuità e prospettive di carriera.

Il ministro Schillaci ha quindi annunciato l'intenzione di sottoporre la questione ai ministeri competenti affinché si possa rivedere la norma del 1932: «Da allora – ha detto - la medicina ha compiuto grandi progressi che hanno abbattuto ogni ostacolo sanitario e consentono la piena inclusione di questi atleti».

«Non avevo mai parlato del diabete in pubblico fino al 2021» ricorda Anna Arnaudo, atleta azzurra di atletica leggera. «Durante la stagione atletica migliore della mia vita – prosegue - ero riuscita a guadagnare l'attenzione di più gruppi sportivi militari. Entusiasta, lo avevo detto a mio padre, che fu il primo a consigliarmi di controllare i bandi di concorso per l'arruolamento. Ero del tutto ignara del fatto di non essere idonea, anche perché, a rigor di logica, per essere un atleta professionista bisogna avere i risultati e non il pancreas funzionante».

Giulio Gaetani, atleta azzurro di scherma, a poco meno di due anni, nel 2002, ha scoperto di essere diabetico: «Non ricordo ovviamente la mia vita prima del diabete – dice - e forse proprio per questo l'ho sempre vissuta come normalità. L’esclusione dai gruppi sportivi militari non permette ad atleti come noi di rendere del tutto professionale la nostra attività sportiva, poiché non abbiamo uno stipendio e un supporto fondamentale nelle scelte di selezione per le gare di maggior rilievo».

«Il rischio di questa esclusione dai gruppi sportivi militari - interviene Federico Rizzardi, atleta azzurro di nuoto - è anche che passi un messaggio sbagliato: che la persona con diabete non possa praticare sport. In realtà è vero il contrario: l’attività fisica è fortemente raccomandata. Va lanciato un messaggio di speranza, affinché le persone con diabete, anche quelle che non aspirano a diventare atleti professionisti, non rinuncino a praticare attività sportiva».

A sostegno delle istanze degli atleti, i diabetologi ribadiscono che, in virtù delle attuali innovazioni terapeutiche e tecnologiche, non sussistono elementi clinici che giustifichino questa discriminazione nei confronti delle persone con diabete.

In Parlamento sono state già avviate iniziative sia alla Camera sia al Senato, anche nel quadro della recente riforma della sanità militare, che offre oggi l’opportunità di aggiornare criteri e modalità di valutazioni.

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