L'epidemia
Ebola, i dati che allarmano gli scienziati
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    Immagine. CDC Global, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
I primi giorni della nuova epidemia nella Repubblica Democratica del Congo mostrano una velocità di diffusione inedita. I modelli matematici stimano già oltre mille contagiati invisibili: le prossime settimane decideranno la scala della crisi

Una diffusione sommersa, rapida e con numeri decisamente superiori rispetto ai dati ufficiali storici delle prime fasi epidemiche. La rivista Nature ricostruisce gli eventi legati al nuovo focolaio di virus Ebola scoppiato nella Repubblica Democratica del Congo e spiega perché la situazione sta destando profonda apprensione tra i ricercatori e gli esperti di sanità pubblica: a spaventare è soprattutto la velocità del contagio, che ha già provocato più di cento decessi sospetti, in particolare nella provincia dell'Ituri, nell'est del Paese. Questa stessa "portata e rapidità dell’epidemia” ha spinto domenica il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus a dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale senza convocare il comitato di emergenza. “Non l'ho fatto a cuor leggero”, ha affermato Tedros nel suo discorso di apertura della seconda giornata dell’Assemblea Mondiale della Sanità in corso a Ginevra. 

Al momento della dichiarazione ufficiale del focolaio, lo scorso 15 maggio, i bilanci governativi parlavano di 246 casi sospetti e 80 morti probabili. Tuttavia, uno studio statistico basato su modelli matematici, condotto dall'Imperial College di Londra, evidenzia che la realtà sul campo potrebbe essere molto più grave. Incrociando i dati della mortalità attuale con la letalità storica della variante in corso, gli scienziati stimano che i contagi reali abbiano già superato quota 900, con la concreta probabilità di aver oltrepassato la soglia dei mille infetti. Un paragone con la drammatica epidemia del 2014 in Guinea mostra l'eccezionalità della minaccia: all'epoca, nei primi giorni, si registrarono appena 49 casi sospetti e 29 decessi.

L'epidemia è provocata dal virus Bundibugyo, una specie rara di Ebola che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, starebbe circolando inosservata nella popolazione da circa due mesi. «Il virus ha un grande vantaggio iniziale», ha ammonito a Nature Tom Frieden, già direttore dei Cdc americani, sottolineando come il contenimento si prospetti come una sfida estremamente complessa. Il tracciamento epidemiologico si concentra adesso su un evento di super-diffusione registrato il 5 maggio e su un decesso risalente al 20 aprile, provvisoriamente classificato come il possibile "caso zero".

Il virus Bundibugyo presenta un tasso di letalità compreso tra il 30% e il 50%. Sebbene risulti statisticamente meno letale della variante Zaire (responsabile delle grandi crisi del 2014 e del 2018), la sua penetrazione in contesti urbani e semi-urbani ad alta mobilità sociale nelle province dell'Ituri e del Nord Kivu desta forte preoccupazione. Per questa ragione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato lo stato di Emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. 

Per l’Oms, al momento, non si ravvisano gli estremi per un'emergenza pandemica globale.

La gestione della crisi dipenderà dalla tempestività degli aiuti e dall'efficacia dell'isolamento dei pazienti. Rispetto al passato, la comunità scientifica dispone oggi di reti di esperti già collaudate sul campo. David Wohl, infettivologo dell'Università della Carolina del Nord, ha espresso l'auspicio che l'adozione immediata delle contromisure possa frenare la retta di crescita dei contagi, portandola a stabilizzarsi su un plateau ed evitando l'evoluzione a lungo termine osservata nelle passate epidemie dell'Africa occidentale. Saranno le prossime settimane a chiarire se i sistemi di sorveglianza riusciranno a bloccare la catena di trasmissione. Come concluso da Frieden, la prontezza della risposta internazionale «determinerà se si tratterà di un'epidemia di Ebola molto grande o dilagante».

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