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Farmaci: export del made in Italy cresciuto del 28,5% nel 2025
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Redazione
Cattani (Farmindustria): «I numeri dimostrano la forza di un settore che investe in ricerca, innovazione e competenze altamente specializzate»

Nel 2025 l’export dell'industria farmaceutica italiana registra un incremento del +28,5% rispetto al 2024, a fronte di una crescita del +3,2% del complesso delle attività manifatturiere. Su 19 miliardi di euro di aumento complessivo delle esportazioni manifatturiere, 15 provengono dall’industria farmaceutica, «che si conferma il settore trainante del Made in Italy nel quadro internazionale» sostiene il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, commentando i dati sulle esportazioni pubblicati dall'Istat martedì 17 febbraio.

Tra tutti i settori manifatturieri, in termini di export la farmaceutica è leader per crescita e si posiziona come secondo settore per valore, con 69,2 miliardi di euro, preceduta solo dalla meccanica.

Cresce anche il peso della farmaceutica sul totale dell’export manifatturiero: oggi rappresenta l’11,3% del totale, quota più che raddoppiata rispetto al 5% del 2015. I numeri del 2025 riflettono anche un fenomeno di accumulo di scorte che in parte potrebbe assorbire quote dell’export del 2026; tuttavia l’evoluzione di lungo periodo testimonia il rafforzamento strutturale delle nostre imprese nella competitività internazionale dell’Italia.

Il contributo è determinante anche per l’andamento complessivo dell’industria: senza l’export farmaceutico, la crescita del manifatturiero si sarebbe fermata al +0,7%, confermando il ruolo centrale del comparto nella dinamica economica nazionale.

«I numeri – sostiene ancora Cattani - dimostrano la forza di un settore che investe in ricerca, innovazione e competenze altamente specializzate, generando valore per l’economia e per i territori. Il Governo ha fissato l’obiettivo ambizioso di raggiungere 700 miliardi di euro di export entro il 2027: un traguardo reso possibile grazie al contributo fondamentale dell’industria farmaceutica. Una performance che, anche alla luce della politica della Most Favored Nation statunitense, potrà essere consolidata solo attraverso un contesto capace di valorizzare innovazione e ricerca clinica, con percorsi value-based che sostituiscano il sistema di payback, di early-access per le nuove terapie, che utilizzi pienamente i dati sanitari e che difenda sempre il valore industriale del settore. Il dialogo in corso col Governo – conclude il presidente di Farmindustria - ci lascia ben sperare».

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