Nel dibattito sulla qualità delle cure odontoiatriche si parla spesso di tecnologie, innovazione, costi e accessibilità. Molto meno frequentemente si affronta un tema che rappresenta invece uno dei pilastri fondamentali del rapporto tra professionista e paziente: la tutela delle informazioni sanitarie e la continuità dell’assistenza nel tempo.
Quando una struttura odontoiatrica chiude all’improvviso, come emerso in alcune situazioni recenti, i disagi dei pazienti per i trattamenti non conclusi sono l’effetto più evidente. Ma c’è un altro effetto altrettanto grave: nelle operazioni di recupero di apparecchiature ancora vincolate a contratti di leasing possono emergere informazioni e archivi contenenti dati riconducibili ai pazienti.
«Non spetta a un’Associazione di categoria esprimere giudizi sui singoli casi né accertare eventuali responsabilità. Tuttavia - avverte il presidente dell'Associazione italiana odontoiatri-(AIO), Vincenzo Musella - va richiamata l’attenzione su un aspetto troppo spesso sottovalutato: la tutela dei dati sanitari non può venire meno nemmeno nei momenti di maggiore difficoltà organizzativa, economica o societaria. Quando un paziente si affida a un odontoiatra, consegna molto più di una semplice cartella clinica. Affida informazioni personali, immagini diagnostiche, referti, anamnesi e dati che appartengono alla sfera più intima della propria vita. Informazioni che meritano il massimo livello di protezione e rispetto».
L’evoluzione digitale dell’odontoiatria, continua Musella, «ha portato enormi benefici nella diagnosi e nella cura, ma ha anche aumentato la responsabilità di chi gestisce tali strumenti. Computer, server, sistemi radiologici digitali, scanner intraorali e apparecchiature diagnostiche possono contenere grandi quantità di dati sensibili che devono essere protetti durante tutto il loro ciclo di vita, compresi i momenti di trasferimento, sostituzione, restituzione o dismissione».
Lo scenario legale
Secondo l’articolo 167 del Codice Privacy (Dlgs 196/2003 articolo 167 comma 2), abbandonare o lasciare incustoditi cartelle cliniche, radiografie, anagrafiche può anche configurare un trattamento illecito di dati personali, reato punito con reclusione fino a tre anni in caso di danni ai pazienti. Quanto all’accesso di terzi come società di leasing e ditte di recupero crediti, ai sensi dell’articolo 33 del General Data Protection Regulation 2016/679, a rigore andrebbe gestito dal professionista come un data breach e notificato al Garante della Privacy entro 72 ore dalla perdita della disponibilità dell’apparecchiatura, pena sanzioni amministrative. I pazienti potrebbero inoltre richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e morali dovuti alla “fuga” dei propri dati o anche solo al non poterne disporre. Il Codice deontologico disciplina il tema all’articolo 11.
Per il presidente AIO, «la protezione dei dati non è soltanto un obbligo normativo. È un dovere etico che nasce dal rapporto fiduciario tra professionista e paziente. Un rapporto che non dovrebbe mai essere compromesso da eventi aziendali, difficoltà economiche o cambiamenti organizzativi».
Il valore della continuità delle cure
La situazione così descritta, aggiunge Musella, offre inoltre «l’occasione per una riflessione più ampia sul concetto stesso di continuità assistenziale. Quando una persona sceglie un percorso di cura odontoiatrica, non dovrebbe valutare esclusivamente il costo immediato della prestazione, ma anche la capacità della struttura e del professionista di garantire presenza, reperibilità e assistenza nel tempo». Per questo motivo la continuità professionale «rappresenta un valore fondamentale per la sicurezza del paziente -sottolinea il presidente AIO - a maggior ragione quando le cure vengono effettuate lontano dal luogo di residenza di questi».
Per il presidente Aio, la qualità delle cure non può essere misurata «esclusivamente dal risultato clinico immediato. Essa comprende anche la responsabilità professionale, la continuità assistenziale, la corretta conservazione della documentazione sanitaria e la protezione dei dati personali. La fiducia che il paziente ripone nel proprio odontoiatra non termina con la conclusione di una terapia e non può interrompersi davanti a una difficoltà organizzativa o societaria. È un impegno che continua nel tempo e che coinvolge ogni aspetto della professione. Perché la vera qualità non si misura soltanto nelle cure erogate, ma anche nella capacità di garantire sicurezza, presenza e tutela quando il paziente ne ha più bisogno. La salute si affida a un professionista. La fiducia – conclude Musella - si affida a chi sa custodirla nel tempo».
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