Via libera a polatuzumab in combinazione con chemio per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B non pretrattato

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Via libera a polatuzumab in combinazione con chemio per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B non pretrattato

di redazione

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato lo scorso 20 dicembre, ed è ora disponibile e rimborsato anche in Italia, polatuzumab in combinazione con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) precedentemente non trattato con fattore di indice prognostico (IPI) 3-5.

Lo studio POLARIX ha dimostrato che polatuzumab in combinazione con R-CHP riduce il rischio di progressione della malattia, ricaduta o morte del 27% rispetto allo standard di cura (R-CHOP) con un profilo di sicurezza comparabile.

Il DLBCL è una forma aggressiva di malattia e costituendo la variante più diffusa di linfoma non Hodgkin in Italia (circa il 30% delle nuove diagnosi).

Ogni anno si contano oltre 500 mila nuove diagnosi a livello mondiale e circa 13.200 in Italia. Sebbene una percentuale considerevole di pazienti risponda positivamente al trattamento iniziale, infatti, quasi il 40% non mostra risposta o sperimenta una ricaduta. 

Polatuzumab vedotin è un coniugato anticorpo-farmaco (ADC, antibody-drug conjugate) anti-CD79b first-in-class. In combinazione con R-CHP è la prima terapia dopo circa venti anni ad aver dimostrato, in uno studio clinico controllato e randomizzato di fase III con 879 pazienti arruolati, un beneficio significativo in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS) per il trattamento di prima linea del DLBCL.

«Oggi celebriamo un importante passo avanti nella lotta contro il linfoma diffuso a grandi cellule B"» commenta Maurizio Martelli, direttore dell'Unità di Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma

«Dopo quasi vent’anni dall'introduzione di nuove opzioni terapeutiche – prosegue - la decisione dell’Aifa apre le porte a una nuova era di trattamento per i pazienti di recente diagnosi» e «come comunità scientifica, riconosciamo l'importanza dell’innovazione terapeutica, offrendo così una nuova prospettiva e contribuendo a migliorare la cura e la qualità di vita di molti pazienti».

Questa nuova terapia «aumenta le possibilità di guarigione dei pazienti con la prima linea di trattamento – aggiunge Antonello Pinto, direttore medico del Pascale di Napoli - riducendo quindi la necessità di dover ricorrere a terapie di seconda e di terza linea, spesso molto gravose e impegnative per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario».

«Dobbiamo e vogliamo essere un punto di riferimento sul territorio per tutte quelle persone che hanno appena ricevuto la notizia della diagnosi – dice Rosalba Barbieri, vicepresidente Ail nazionale - e hanno bisogno di supporto psicologico immediato. Il nostro impegno si concretizza nell’essere accanto e seguire il paziente e i suoi caregiver in questo percorso, fin dal primo momento, perché riteniamo che l’aspetto emotivo e psicologico giochi un ruolo fondamentale nella gestione di questa patologia».

«La priorità del sistema di cura dovrebbe essere quella di garantire a ciascun individuo la possibilità di affrontare il percorso terapeutico con il massimo supporto clinico – interviene Davide Petruzzelli, presidente Lampada di Aladino Ets - ma anche emotivo, psicologico, nutrizionale e tutti gli interventi che possono preservare e migliorare la qualità complessiva della vita. Per raggiungere questi obiettivi, unitamente ai benefici apportati dall'innovazione terapeutica, è fondamentale poter contare su un’organizzazione sanitaria efficiente in collaborazione con le Associazioni di pazienti di riferimento e le istituzioni».

L'approvazione dell'Aifa «rappresenta una svolta significativa per i pazienti italiani affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B» sostiene Federico Pantellini, Medical Affairs Chapter Lead Roche Pharma, e «apre le porte a una nuova era di cure per i pazienti di recente diagnosi, offrendo una speranza concreta e migliorando la qualità di vita».