Il sostegno alla procreazione medicalmente assistita (Pma) e alla preservazione della fertilità deve essere visto come elemento di una strategia di salute riproduttiva focalizzata sul benessere complessivo della coppia. È fondamentale garantire che tutte le condizioni cliniche che compromettono la fertilità naturale offrano alle donne l'accesso a procedure di preservazione, non limitandosi solo alle pazienti con patologie oncologiche.
È questo il messaggio centrale emerso dal Convegno “Prevenzione della fertilità e medicina della riproduzione” che si è svolto mercoledì 25 marzo a Roma per iniziativa della Fondazione Benessere Donna, in sinergia con la rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB) e con il contributo non condizionante di Merck.
«Il Servizio sanitario nazionale ammette e copre interventi di preservazione della fertilità solo per le pazienti sottoposte a trattamenti per le patologie oncologiche - osserva Nicola Colacurci, presidente della Fondazione Benessere Donna, già professore di Ginecologia e ostetricia all’Università della Campania Luigi Vanvitelli – mentre dovrebbero essere prese in considerazione anche le maggiori condizioni cliniche ad alto impatto sulla capacità riproduttive delle donne. Il loro inserimento nei Livelli essenziali di assistenza permetterebbe di attuare una reale politica di prevenzione medica nei casi maggiormente a rischio di significativa riduzione del potenziale riproduttivo evitando che tali procedure restino attività di nicchia che trovano applicazione solo in ambito privato». Inoltre, aggiunge, «sarebbe opportuno si implementassero anche interventi mirati a una maggiore formazione e consapevolezza della popolazione, degli specialisti e dei medici di Medicina generale rispetto all’importante tema della prevenzione e conservazione della propria capacità riproduttiva».
Per Maria Rosaria Campitiello, direttrice del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, «il tema della fertilità e della salute riproduttiva rappresenta oggi una priorità non solo sanitaria, ma anche sociale e demografica. Dobbiamo prevenire l’infertilità “prevedibile”, evitando costi futuri più elevati per il Servizio sanitario nazionale, allineando l’Italia a un approccio di medicina preventiva e personalizzata».
Tra i temi al centro dell’incontro anche la sostenibilità economica di programmi più estesi per la preservazione della fertilità, il contributo delle esperienze regionali, il ruolo del mondo universitario e delle società scientifiche, oltre a quello dell’industria come motore primo dell’innovazione.
«Investire nella prevenzione della fertilità è una scelta strategica, sanitaria e socio-economica, per la sostenibilità del sistema Paese – sostiene infine Ramòn Palou de Comasema, presidente e amministratore delegato Healthcare di Merck Italia - perché consente di intervenire in modo più tempestivo assicurando equità di accesso ai trattamenti per quelle patologie non oncologiche che compromettono la capacità riproduttiva».
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