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L'appello
Il medico di famiglia è un patrimonio: dall'Europa un segnale all'Italia
Redazione
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L'Unione europea dei medici di medicina generale e di famiglia (Uemo), organizzazione che riunisce le rappresentanze dei medici di famiglia di circa venticinque Paesi europei, scende in campo sul dibattito italiano relativo alle possibili trasformazioni del rapporto tra medicina generale e Servizio sanitario nazionale.

In un appello formale firmato dal presidente Tiago Villanueva e diffuso da Bruxelles l’8 giugno 2026, l'Uemo esprime preoccupazione per qualsiasi riforma che comprometta i principi fondanti della medicina di famiglia, riconosciuti in tutta Europa: la continuità delle cure, il rapporto fiduciario tra medico e paziente, l'autonomia professionale e la prossimità della medicina di comunità.

Il documento è diretto: i sistemi sanitari più efficaci e sostenibili sono quelli che investono su una medicina generale forte, radicata nelle comunità e fondata su una relazione stabile tra il cittadino e il proprio medico. Una riforma che non ne tenga conto, avverte Uemo, rischia di produrre effetti opposti a quelli auspicati. Indebolisce il legame fiduciario, da sempre motore dell'aderenza alle cure e della prevenzione; riduce la continuità assistenziale; comprime l'autonomia organizzativa e professionale indispensabile per rispondere ai bisogni specifici dei territori; rende la professione meno attrattiva per le nuove generazioni, aggravando una carenza di medici già oggi critica. E fa lievitare i costi gestionali senza alcuna evidenza di un reale miglioramento dell'assistenza.

Le sfide della sanità territoriale come carenza di medici, invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche, necessità di integrazione multiprofessionale sono reali e urgenti. Per l'Uemo vanno affrontate rafforzando la medicina generale e dotandola di strumenti organizzativi, tecnologici e professionali adeguati, non stravolgendone la natura. La soluzione non è cambiare il modello, ma metterlo nelle condizioni di funzionare al meglio. L'Organizzazione europea chiede alle autorità italiane di promuovere un confronto aperto e costruttivo con le organizzazioni che rappresentano la categoria, per individuare soluzioni davvero condivise.

La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ha accolto l'appello come una conferma di quanto sostiene da tempo.

«Quando l'Europa interviene su una vicenda nazionale – sostiene il segretario nazionale Silvestro Scotti - lo fa raramente e mai a cuor leggero. L'appello di Uemo conferma ciò che Fimmg sostiene da tempo: il nostro modello convenzionale non è una rendita di posizione da smantellare, ma un patrimonio che il resto d'Europa ci riconosce come riferimento. Chi propone di trasformare i medici di famiglia dovrebbe spiegare perché l'Italia dovrebbe muoversi in direzione opposta a ciò che le evidenze e l'esperienza europea indicano. Uemo chiede che si dialoghi con chi i medici di famiglia li rappresenta davvero: è esattamente la sede di confronto che Fimmg rivendica».

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