In Italia oltre il 22% degli adolescenti italiani presenta eccesso di peso che può persistere in età adulta fino al 70-80% dei casi. Nel breve come nel lungo termine le conseguenze sono gravissime: diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemie, steatosi epatica non alcolica, apnea del sonno, problemi ortopedici, disturbi psicosociali come isolamento e bassa autostima; senza contare il rischio di malattie cardiovascolari, tumori e riduzione dell’aspettativa di vita.
La legge 149/25 ha riconosciuto per la prima volta l’obesità come malattia cronica e ha istituito l’Osservatorio nazionale sull’obesità con un piano triennale di contrasto. Serviva però applicare questi principi al mondo dell’adolescenza. Per questo è nata la proposta di Legge 2663, a firma del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, che istituisce per la prima volta un Programma nazionale diagnostico per la prevenzione e la gestione dell’obesità in età adolescenziale. Il provvedimento legislativo, sostenuto da un fondo dedicato di 2 milioni di euro annui a partire dal 2026, crea una struttura stabile destinata al contrasto sistematico dell’obesità giovanile con l’obiettivo dichiarato di identificare precocemente, già a scuola con screening periodici, i casi di sovrappeso e obesità, intervenire e monitorare i risultati nel tempo.
La proposta di legge «è un atto di tutela della salute pubblica, della crescita e del futuro delle nuove generazioni» sostiene Mulè. «Riconosce che intervenire presto significa ridurre i costi umani, sanitari e sociali che l’obesità genera lungo tutto l’arco della vita» spiega, oltre a offrire «la possibilità di attivare tempestivamente percorsi multidisciplinari di presa in carico integrati con le reti assistenziali regionali. Inoltre, istituisce il monitoraggio epidemiologico e l’analisi dei dati da svolgersi nell’ambito delle attività dell’Osservatorio nazionale per lo studio dell’obesità».
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