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La questione del Servizio sanitario nazionale non può più essere affrontata attraverso interventi frammentari o logiche emergenziali.
Con questa la premessa dal 26° Congresso nazionale dell’Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale, è partita una proposta di riforma del Ssn articolata su tre assi principali: il superamento del modello di aziendalizzazione introdotto dal Decreto legislativo 502 del 1992, la ridefinizione del rapporto tra Ssn e Università, la revisione dell'assetto ospedale-territorio definito dai decreti ministeriali 70 e 77.
Il nodo dell'aziendalizzazione. Per l'Anaao Assomed, la logica introdotta dal Decreto legislativo 502 del 1992 ha progressivamente trasformato la sanità pubblica in un sistema orientato alla produzione di prestazioni più che alla tutela della salute. Medici e dirigenti sanitari sarebbero stati ridotti a semplici fattori produttivi, con l'autonomia clinica compressa dalle esigenze economico-organizzative e i processi decisionali sempre più distanti dalla realtà professionale quotidiana.
Gli effetti di questo modello, secondo il sindacato, sono carichi di lavoro insostenibili, esasperazione dei controlli burocratici, crescente esclusione dei professionisti dalle scelte organizzative e una fuga sempre più marcata dal lavoro ospedaliero pubblico. La proposta del sindacato punta a restituire centralità alle professioni sanitarie attraverso una riforma profonda della governance. Tra le misure indicate, una maggiore partecipazione di medici e dirigenti alle decisioni su organizzazione del lavoro e qualità delle cure, nuovi strumenti di trasparenza, il superamento dei modelli gestionali verticali e burocratici, la valorizzazione dell'autonomia tecnico-professionale. Si chiede inoltre una revisione dello stato giuridico della dirigenza sanitaria, da configurare come dirigenza speciale separata dai contratti ordinari della pubblica amministrazione, insieme a nuovi modelli di carriera e sviluppo professionale.
Il sindacato propone anche un modello di governance "a cerchi concentrici", articolato su Azienda, territorio e Regione e fondato su partecipazione, trasparenza e coinvolgimento delle professioni sanitarie e delle comunità locali nei processi decisionali.
Il rapporto incompiuto tra sanità e università. Il secondo asse di riforma riguarda il rapporto tra Università e Ssn a quasi trent'anni dal Decreto legislativo 517 del 1999, la norma che avrebbe dovuto costruire un modello integrato tra assistenza, formazione e ricerca. Secondo l'Anaao Assomed, quel progetto è rimasto incompiuto e nel corso degli anni l'espansione delle Facoltà di Medicina e della rete formativa ha prodotto una pressione crescente sul Ssn il cui risultato, denuncia il sindacato, è un sistema in cui i professionisti del Servizio sanitario sono spesso esclusi dai percorsi decisionali e formativi, mentre la governance ospedaliera rischia di scivolare progressivamente verso logiche universitarie.
In questo caso, le proposte avanzate includono la definizione di criteri nazionali chiari per la governance delle Aziende ospedaliero-universitarie, lo stop alla "clinicizzazione selvaggia", procedure pubbliche e trasparenti per l'assegnazione delle direzioni, la parità di diritti e doveri tra personale universitario e ospedaliero, il riconoscimento economico delle attività di tutoraggio e didattica svolte negli ospedali, il rilancio degli Osservatori regionali sulla formazione specialistica.
Ospedale e territorio: una connessione ancora mancante. Quanto al terzo asse, l'Anaao Assomed sostiene che negli ultimi quindici anni il Servizio sanitario nazionale sia stato progressivamente indebolito da un sottofinanziamento strutturale: la spesa pro capite italiana risulta oggi inferiore alla media dell'OCSE e molto distante da quella di Paesi come Germania e Francia. Il sistema ha perso posti letto, strutture territoriali, direzioni aziendali e personale, con una pressione crescente su ospedali e professionisti.
Il sindacato valuta criticamente anche le principali riforme degli ultimi anni: il decreto ministeriale 70 sull'assistenza ospedaliera avrebbe contribuito all'indebolimento della rete, mentre il decreto 77 sulla sanità territoriale rischia di produrre Case della comunità prive di personale e di reale operatività. Il problema, secondo l'Anaao Assomed, non è solo economico ma anche politico e organizzativo: senza investimenti adeguati e senza una riforma della governance, il rischio è di trasformare il Ssn in un sistema pubblico povero per i poveri.
Le richieste del sindacato: investimenti strutturali sul personale, integrazione reale tra ospedale e territorio, sviluppo della telemedicina, rafforzamento della medicina di prossimità, rilancio dell'assistenza domiciliare e una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali.
Giudizio severo anche sulla nuova legge delega di riforma del Ssn, ritenuta priva di visione strategica e definita senza un confronto reale con i professionisti e i territori. Il provvedimento viene descritto come una “delega in bianco”, accompagnata da una clausola di invarianza finanziaria che rischia di svuotare qualsiasi processo di riforma.
Una visione, non una manutenzione. In conclusione, secondo il sindacato la sanità pubblica non può essere governata attraverso tagli, interventi emergenziali o riforme parziali. Serve una nuova visione fondata su finanziamento adeguato, valorizzazione delle professioni, governance clinica partecipata, rafforzamento dell'assistenza territoriale e programmazione sanitaria nazionale di lungo periodo.
Pierino Di Silverio confermato alla guida del sindacato
A conclusione del Congresso, Pierino Di Silverio, 48 anni, dirigente medico in forza all’Azienda ospedaliera Monaldi di Napoli è stato confermato alla guida dell'Anaao Assomed per il mandato 2026-2030.
«Dobbiamo costruire un sistema in cui chi entra in ospedale voglia restarci. Valorizzare i professionisti, rendere attrattivo il lavoro nel Ssn e costruire le tre riforme prioritarie che la sanità attende». Con queste parole Di Silverio ha tracciato la rotta del sindacato per i prossimi quattro anni nel segno della continuità.
Nel discorso seguito all’elezione, Di Silverio ha delineato una visione per i prossimi anni: un Ssn capace di trattenere competenze, valorizzare il merito, garantire autonomia professionale e offrire ai cittadini cure di qualità in un contesto organizzativo moderno e sostenibile.
Il Servizio sanitario nazionale, ha sostenuto, «continua a reggere grazie al lavoro quotidiano dei professionisti. Ma non possiamo pensare che questa tenuta sia infinita. Deve diventare sostenibile investendo nelle persone, valorizzandole e offrendo loro prospettive di crescita e riconoscimento». Per neoconfermato segretario, bisogna costruire un sistema «che restituisca dignità, autonomia e fiducia ai professionisti e che riconosca il loro contributo come elemento indispensabile per garantire il diritto alla salute».
Guardando al futuro della rappresentanza, Di Silverio ha ribadito il ruolo di un sindacato capace di essere interlocutore credibile delle Istituzioni e promotore di proposte concrete per il cambiamento: «Immagino un sindacato ancora più moderno, presente, capace di dialogare con tutti gli interlocutori, di interpretare le trasformazioni della sanità e di contribuire alla salvaguardia del Servizio sanitario nazionale. Un sindacato di azione e di governo, responsabile, competente e propositivo».
Il segretario ha infine richiamato la responsabilità politica di preservare il patrimonio più importante del Paese. «Il Servizio sanitario nazionale non si eredita. Si costruisce ogni giorno – ha avvertito - con il lavoro dei professionisti, con il coraggio delle Istituzioni e con le scelte giuste».
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