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Il tumore al seno metastatico sugli schermi del Milano Film Fest
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    'Due di noi'
    Didascalia
    Un'immagine tratta da docufilm "Due di noi", promosso da Gilead Sciences Italia con Europa Donna Italia e Tapelessfilm
Redazione
Il docufilm “Due di Noi”, promosso da Gilead Sciences Italia con Europa Donna Italia e Tapelessfilm, racconta le storie di vite di Chiara e Teresa. Parlare della malattia senza renderla protagonista delle loro storie è possibile

Due storie distanti geograficamente, Venezia e Salerno, ma parallele e intrecciate nella loro umanità. Sono quelle di Chiara e Teresa, entrambe con un tumore al seno metastatico. Una diagnosi che nel solo 2022 hanno sentito oltre 52 mila donne in Italia. La diagnosi di una malattia che spesso strappa ogni certezza, ogni progetto, ma che oggi, grazie ai progressi terapeutici, sta evolvendo sempre più nella cronicità.

Riuscire a raccontare le due storie con l’obiettivo di parlare di malattia senza renderla protagonista assoluta delle vite di Chiara e Teresa è la “sfida” del docufilm “Due di Noi”, promosso da Gilead Sciences Italia con Europa Donna Italia e Tapelessfilm. Il docufilm, diretto da Mattia Colombo e Davide Fois, è inserito nel cartellone ufficiale della prima edizione del Milano Film Fest 2025.

«I greci per descrivere il tempo usano due termini: Kronos è il tempo cronometrico (minuti, settimane...); Kairos è il tempo di cui hai bisogno per fare qualcosa».

Inizia così “Due di Noi", e con queste parole Chiara e Teresa cominciano a raccontarsi.

«Nove mesi di aspettativa di vita è la prognosi che ho ricevuto nel 2020 quando la malattia si è ripresentata» ricorda Chiara Ruaro, 50 anni. «Da allora – prosegue - sono passati cinque anni, una laurea, una carriera e tante passioni. La vita ti mette davanti a salite molto ripide, spetta a noi decidere come affrontarle. La mia storia, che è fatta anche di paure e di momenti di sconforto, soprattutto quando devo ricevere i risultati degli esami, e che ho avuto la fortuna di raccontare in un modo così amplificato, spero sia di aiuto alle donne che si trovano di fronte a questo percorso. Non si può e non si deve minimizzare – avverte Chiara - ma si può e si deve prendere il tempo e riempirlo di vita, perché il presente deve essere vissuto a pieno e il futuro e la scienza possono cambiare il nostro cammino».

Protagonista insieme a Chiara è Teresa, 38 anni, una prima diagnosi di tumore al seno a 31, che nel 2022 si trasforma in metastatico. Teresa, come Chiara, non vuole essere solo malattia e affronta la vita in modo pieno, coltiva interessi si spende per sensibilizzare e aiutare le donne che incontrano come lei il tumore al seno, progetta il proprio matrimonio.

«Si chiama cancro, non possiamo evitare di chiamarlo per il suo nome – racconta Teresa - ciò che dico a me stessa quando sento di crollare è di avere coraggio, mi dico: cadi, sprofonda, attraversa questo dolore e prova a trasformarlo.Anche a 30 anni quando la vita può essere così difficile il tempo può essere meraviglioso; negli ultimi sette anni ho fatto cose che non avrei fatto prima. Ho talmente tanti progetti da realizzare nei prossimi anni che non basterebbe un libro per contenerli tutti; il più vicino è il mio matrimonio, con un compagno che mi ha scelto il giorno della mia prima diagnosi e non mi ha mai abbandonata».

Le storie di Chiara e Teresa «sono una testimonianza preziosa» commenta Alessandra Gennari, professoressa di Oncologia medica all'Università del Piemonte Orientale, coordinatrice della Faculty sulle neoplasie della mammella della Società europea di oncologia (ESMO), direttrice della Clinica oncologica dell’ospedale universitario di Novara. Le loro storia «ci raccontano in modo indiretto come le terapie possano incidere in modo significativo per le pazienti che ricevono una diagnosi di progressione della malattia» precisa. La ricerca «è in continua evoluzione» e oggi il tumore al seno metastatico, sia nelle forme più aggressive sia in quelle più diffuse, «può contare su terapie più efficaci che riescono a dare più tempo con una migliore qualità di vita. Per noi clinici vedere affrontare un percorso così difficile con tenacia e voglia di futuro è un grande traguardo; diffondere questo messaggio con la voce delle pazienti è fondamentale», assicura Gennari.

Il percorso di Chiara e Teresa non potrebbe essere lo stesso senza il supporto di una rete di donne che quotidianamente si sostengono e si aiutano. Non per nulla Due di Noi” è realizzato grazie alla collaborazione di Europa Donna Italia.

«Dedichiamo un’attenzione speciale alle pazienti con tumore al seno metastatico dal 2012 - ricorda Rosanna D’Antona, presidente dell'Associazione - quando abbiamo promosso la prima indagine dedicata a far emergere i loro bisogni. In quel tempo il tumore metastatico era un tabù; oggi lo è molto meno, grazie anche ai progressi della ricerca che hanno permesso di dare una dimensione nuova alla fase avanzata della malattia. Una fase che porta con sé esigenze specifiche, legate non solo alla prospettiva di vita, ma anche alla particolare condizione fisica e psicologica della donna, che si trova ad affrontare scenari molto diversi rispetto a chi convive con la malattia localizzata. Nel tempo non abbiamo mai smesso di restare in ascolto delle pazienti – aggiunge D'Antona – e da questo ascolto sono emerse in particolare cinque richieste che sintetizzano i loro bisogni: le abbiamo racchiuse nel Manifesto del Tumore al seno metastatico e ci siamo impegnate per portarlo sui tavoli istituzionali, avviando un’azione di advocacy che chiede alle Istituzioni risposte rapide e tempestive».

Due di Noi, come ha spiegato Frederico Da Silva, amministratore delegato di Gilead Sciences Italia, è parte dell’impegno che l'azienda, presente nell’area dell’oncologia solida, rafforza da quattro anni.

«La possibilità di comunicare l’esperienza di malattia in contesti sempre più ampi oggi è una realtà – osserva Gemma Saccomanni, Senior Director Public Affairs di Gilead Sciences Italia – e questo consente di valicare le barriere e lo stigma che ogni persona con esperienza di malattia porta con sé. Essere inseriti, con Due di Noi, nella programmazione della prima edizione del Milano Film Fest è la conferma di un cambio di marcia e di una sensibilità che in questo senso stiamo contribuendo a consolidare e siamo felici che il nostro progetto sia stato accolto con favore dalla direzione artistica della manifestazione».

«Negli anni – sottolinea infine Claudio Santamaria, direttore artistico del Milano Film Fest - la filmografia non solo italiana, ma internazionale, ha prodotto film di grande risonanza che raccontano il tema della malattia. Il cinema è un canale potente per muovere sensibilità e coscienze. Al nostro battesimo non potevamo che accogliere con entusiasmo Due di Noi, riservando uno spazio a un messaggio così forte come quello raccontato dalle storie di Chiara e Teresa. Un messaggio di speranza – conclude - ma soprattutto di vita».


 


 


 

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