Curarsi senza lasciare la propria Regione: da Basilicata, Campania e Puglia parte un nuovo modello di collaborazione sanitaria che punta a ridurre le disuguaglianze territoriali e la migrazione sanitaria, garantendo percorsi di cura più equi e vicini alle donne con tumore al seno
Il progetto si chiama BEACON (Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation) e nasce da un protocollo di intesa tra l’Alleanza mediterranea oncologica in rete (Amore) che coinvolge il Centro di riferimento oncologico della Basilicata (CROB) di Rionero in Vulture, l’Istituto tumori Pascale di Napoli, l’Istituto oncologico Giovanni Paolo II di Bari e Novartis.
Ogni anno oltre 67 mila ricoveri oncologici vengono effettuati fuori dalla Regione di residenza dei pazienti, un fenomeno che riflette significative disparità territoriali e costringe molte persone ad affrontare spostamenti lunghi e spesso onerosi. Il nuovo modello punta invece a rafforzare la collaborazione tra Centri, condividere competenze e dati clinici e utilizzare strumenti digitali e telemedicina per garantire percorsi terapeutici più fluidi e integrati.
«La collaborazione strutturata tra i Centri di trattamento è il primo pilastro del modello BEACON – spiega Massimo De Fino, direttore generale del CROB - e permette la condivisione delle competenze mediche e sanitarie a beneficio delle pazienti. Questa collaborazione richiede, per realizzarsi pienamente, la creazione di gruppi multidisciplinari intraospedalieri e la condivisione tempestiva e sicura di dati, referti e documentazione clinica attraverso piattaforme digitali».
Il cambiamento riguarda anche il modo in cui si valutano i percorsi diagnostico-terapeutici. Ispirato ai principi della Value Based Healthcare, BEACON introduce indicatori che non misurano solo tempi e volumi di attività sanitaria, ma anche gli esiti clinici, la qualità della vita e l’esperienza delle pazienti lungo tutto il percorso di cura.
«La misurazione di questi elementi richiederà un efficace monitoraggio, il rafforzamento dei sistemi informativi e anche un aggiornamento dell’organizzazione interna – precisa Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell'Istituto tumori di Bari - ma, ne sono sicuro, ci permetterà di avere una più efficace misurazione degli esiti terapeutici».
Il modello si fonda su quattro pilastri: collaborazione strutturata tra i Centri, multidisciplinarietà, innovazione digitale e la figura del case manager, che accompagnerà le pazienti coordinando visite, terapie e specialisti. La prossima tappa sarà la sperimentazione operativa nella rete.
Oggi curare il tumore al seno, commenta Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento Senologia del Pascale di Napoli, «significa molto più che scegliere la terapia giusta: significa accompagnare la paziente lungo un percorso complesso, misurando non solo i risultati clinici ma anche la qualità della vita. È un modello che integra competenze diverse e strumenti digitali, e che può cambiare davvero la vita di molte donne. Su questi presupposti nasce il progetto BEACON con un obiettivo fondamentale: la qualità delle cure non può dipendere dalla geografia».
Per Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia, il progetto è «un importante passo avanti per rafforzare la qualità dei percorsi oncologici nel Mezzogiorno, in un’ottica di equità di accesso alla cura. Il nuovo modello BEACON rappresenta un esempio innovativo di medicina basata sul valore e ci auguriamo che la sua introduzione all’interno della rete Amore possa offrire un esempio replicabile anche in altre realtà sanitarie su tutto il territorio nazionale».
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