Disturbi del sonno per almeno il 90% delle persone con Parkinson in fase avanzata

L'incontro

Disturbi del sonno per almeno il 90% delle persone con Parkinson in fase avanzata

di redazione

Nove persone con Parkinson in fase avanzata patiscono anche disturbi del sonno.

Il dato viene da un recente sondaggio dell’Associazione internazionale PD Avengers a cui hanno risposto in Italia 234 pazienti e 80 caregiver. Riduzione della mobilità, rigidità e nocturia sono i problemi che maggiormente condizionano l'addormentamento e causano risvegli frequenti, impedendo una buona qualità del sonno. I disturbi del sonno, però, possono avere un forte impatto sulla quotidianità di chi ne soffre In Italia circa un adulto su quattro soffre di insonnia cronica o transitoria, con una maggiore incidenza tra le donne (circa il 60%).

Il rapporto tra sonno e Parkinson è stato il focus dell’evento “Sogno di una notte di mezza estate. Nuove prospettive per i pazienti con Parkinson”, organizzato da AbbVie il 20 giugno a Milano.

Il Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più frequente al mondo e colpisce circa 6,1 milioni di persone. Si tratta di una patologia complessa causata dalla morte progressiva di alcune cellule del cervello che producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti del corpo.Si manifesta per lo più attorno ai sessanta anni con circa il 10% di pazienti sotto i cinquanta.

«Il sonno è un bisogno umano. Il riposo notturno – spiega Pietro Cortelli, professore di Neurologia all’Università di Bologna - ci aiuta a consolidare i ricordi e a rinforzare le nostre capacità cognitive. Dormire bene serve a ripulire il cervello dalle tossine prodotte dai neuroni durante il giorno, oltre che da memorie inutili. La deprivazione del sonno, invece, ha conseguenze tangibili sul benessere psico-fisico dell’organismo. E se questo accade nei soggetti sani, tanto più ha conseguenze nei pazienti di Parkinson in fase avanzata che spesso non riescono a ottenere una buona qualità del sonno con le terapie tradizionali».

Le recenti innovazioni terapeutiche «rappresentano un passo importante per i pazienti con malattia di Parkinson – interviene Ioannis Ugo Isaias, direttore del Centro Parkinson e parkinsonismi del Gaetano Pini Cto di Milano - laddove le terapie orali non siano più sufficienti a migliorare le fluttuazioni motorie. La sfida adesso sarà garantire a tutti i pazienti, nelle diverse Regioni d’Italia, un accesso omogeneo alla cura».

Secondo una ricerca Censis sui familiari dei malati di Parkinson, il 79% ha ripercussioni sulla propria salute. Sono soprattutto donne, impegnate in media dieci ore al giorno, nel 30% dei casi senza alcun aiuto.

«In Italia sono oltre 300 mila le persone che convivono con il Parkinson – ricorda Giangi Milesi, presidente di Parkinson Italia Onlus - calcolate a partire dalle diagnosi e dai trattamenti ma tale cifra non considera tutte le persone che negano la malattia o la nascondono. Inoltre, l’Oms ci conferma che entro il 2040 i malati potrebbero raddoppiare, considerando l’invecchiamento della popolazione e un esordio sempre più anticipato. Sembra evidente, quindi, che questa malattia sia sottostimata nel numero, nell’incidenza e nello stigma che crea. Ancora oggi il percorso per una corretta diagnosi non è semplice, eppure una diagnosi precoce permette di attivare tempestivamente una cura farmacologica “sartoriale”, perché ciascuno ha il proprio Parkinson e ha bisogno della propria cura. Un altro passo importante che va fatto – aggiunge Milesi - è quello di convincere i pazienti in fase avanzata, che non rispondono più alle terapie orali, che possono beneficiare di soluzioni terapeutiche innovative che permettono loro di ritrovare parte della propria quotidianità».

«Negli anni – sottolinea Fabrizio Greco, General Manager di AbbVie Italia - la nostra ricerca e sviluppo si è indirizzata sempre più verso lo studio di soluzioni che permettono ai pazienti e alle loro famiglie una migliore gestione della patologia e della propria quotidianità anche nelle ore più difficili, come quelle serali e notturne, e la nuova terapia di recente approvazione può aiutare i pazienti a prolungare il periodo in cui i sintomi sono ben controllati. Soprattutto in un contesto di risorse economiche limitate – osserva infine Greco - è necessario collaborare con le Istituzioni, le Società scientifiche e le Associazioni dei pazienti per identificare le priorità di salute pubblica e definire regole e risorse che permettano di riconoscere il valore dell’innovazione e di renderla disponibile in modo rapido e ampio a tutti coloro che ne hanno bisogno».