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L'epidemia
Ebola in Congo, risposta d’emergenza da Medici senza frontiere
Redazione
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Dopo la dichiarazione ufficiale del ministero della Salute della Repubblica democratica del Congo del 15 maggio, Medici senza frontiere sta rafforzando rapidamente la propria risposta sanitaria nella provincia di Ituri, nel nord-est del Paese.

L’allarme è scattato quando l’organizzazione umanitaria ha ricevuto segnalazioni di un aumento dei decessi per una sospetta febbre emorragica virale nella zona sanitaria di Mongwalu, a nord-ovest di Bunia. In collaborazione con le autorità locali, un team è stato inviato sul posto e ha rilevato che 55 persone sono morte dall’inizio di aprile. Ulteriori segnalazioni hanno poi indicato possibili casi anche nelle aree sanitarie di Bunia e Rwampara.

Secondo i dati ufficiali, nelle tre zone interessate sono stati registrati 246 casi sospetti e oltre 80 decessi. Il focolaio è attribuito al virus Ebola Bundibugyo, un ceppo per il quale non esistono al momento vaccini né trattamenti approvati, a differenza della variante Zaire, più diffusa e studiata.

La preoccupazione è aumentata quando il 15 maggio le autorità sanitarie dell’Uganda hanno confermato un caso importato: un uomo congolese di 59 anni, deceduto il giorno precedente. L’organizzazione umanitaria ha dichiarato la propria disponibilità a supportare anche la risposta delle autorità ugandesi.

«Il numero di casi e di decessi che stiamo osservando in un lasso di tempo così breve, unito alla diffusione in diverse zone sanitarie e ora oltre confine, è estremamente preoccupante» commenta Trish Newport, responsabile del programma di emergenza dell’organizzazione. «In Ituri, molte persone hanno già difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria – prosegue - e vivono in una situazione di continua insicurezza. È fondamentale un intervento rapido per impedire che l’epidemia si aggravi ulteriormente».

Attualmente sono presenti squadre nelle aree colpite per valutare i bisogni sanitari e coordinarsi con le autorità congolesi. Nella clinica di Salama a Bunia sono stati isolati tre casi sospetti. Parallelamente, sono mobilitate nuove équipe composte da personale medico, logistico e di supporto con esperienza nella gestione di epidemie di febbre emorragica virale, insieme a forniture essenziali per una risposta su larga scala.

Il ceppo Bundibugyo presenta un tasso di mortalità stimato tra il 25 e il 40 per cento ed è il terzo focolaio documentato dopo quelli registrati in Uganda nel 2007-2008 e nella Repubblica democratica del Congo nel 2012.

L’Ebola si trasmette all’uomo tramite contatto diretto con fluidi corporei di animali o persone infette. Questo nuovo episodio rappresenta il diciassettesimo focolaio nel Paese dal primo caso identificato nel 1976.

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