occhiello
Giornata mondiale
Endometriosi: diagnosi tardive, ma la maternità è sempre più possibile
Redazione
Corpo

Colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva, ma resta ancora oggi una malattia spesso invisibile e sottovalutata. È l’endometriosi, patologia cronica e infiammatoria che in Italia riguarda oltre tre milioni di persone e che nel 30-40% dei casi è associata a difficoltà di concepimento. In occasione della Giornata mondiale dell’endometriosi, la Società italiana della riproduzione umana (Siru) accende i riflettori su una criticità ancora irrisolta: il ritardo diagnostico. In media, infatti, possono trascorrere dai cinque agli otto anni prima di arrivare a una diagnosi corretta.

«Il vero problema oggi non è solo la malattia in sé - spiega Antonino Guglielmino, fondatore della Siru - ma il tempo che passa prima di riconoscerla Un ritardo che può compromettere significativamente la fertilità e la qualità di vita delle pazienti».

Se in passato l’endometriosi veniva spesso associata in modo automatico all’infertilità, oggi lo scenario appare profondamente cambiato. Le tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) consentono a molte donne di realizzare il desiderio di maternità. Questi percorsi permettono infatti di superare parte delle barriere fisiche e dei processi infiammatori legati alla malattia, aumentando in modo significativo le probabilità di concepimento. Grazie a un maggiore controllo delle fasi di fecondazione e dell’impianto dell’embrione, è possibile ridurre l’impatto negativo dell’endometriosi sulla fertilità. Le evidenze più recenti confermano l’efficacia della Pma nel trattamento dell’infertilità associata alla patologia, anche in assenza di un precedente intervento chirurgico.

In casi selezionati, inoltre, è possibile ricorrere a strategie di preservazione della fertilità, come la crioconservazione dei gameti prima di eventuali interventi chirurgici a carico delle ovaie, con l’obiettivo di tutelare il potenziale riproduttivo della paziente.

Oggi l’endometriosi non è più considerata soltanto una patologia ginecologica, ma una condizione complessa che può coinvolgere diversi organi e incidere anche sul benessere psicologico. Per questo gli specialisti sottolineano l’importanza di un approccio integrato che coinvolga ginecologi, chirurghi, specialisti della fertilità, nutrizionisti e psicologi. Rivolgersi a Centri di riferimento con esperienza nella gestione della malattia è fondamentale, anche perché alcune Regioni stanno promuovendo percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, con l’obiettivo di facilitare una presa in carico completa su tutto il territorio nazionale.

Tra gli ostacoli principali resta però la scarsa consapevolezza. Il dolore mestruale intenso è ancora troppo spesso normalizzato, contribuendo a ritardare la diagnosi. Cambiare paradigma è essenziale: il dolore non è normale e riconoscere precocemente i sintomi rappresenta il primo passo per proteggere la fertilità e migliorare la qualità di vita.

Sebbene non esista una cura definitiva, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche in grado di controllare i sintomi. I trattamenti ormonali, come contraccettivi orali e progestinici, sono tra le soluzioni più utilizzate per contenere la progressione della malattia. L’intervento chirurgico viene invece preso in considerazione quando il dolore persiste, con l’obiettivo di rimuovere le lesioni e migliorare la qualità di vita delle pazienti.

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

L'endometriosi colpisce più di 170 milioni di donne in tutto il mondo e più di 3 milioni solo in Italia. Nonostante questi numeri, se ne parla ancora molto poco e spesso le donne che ne soffrono pensano di avere solo dei crampi durante i loro cicli mestruali, mentre la patologia può progredire, compromettendo la funzione ovarica, riducendo sia… Leggi tutto