In Europa ci sono oltre 20 milioni di persone che convivono con il cancro in forma ormai cronicizzata. Un’ottima notizia che testimonia le maggiori possibilità di cura dei tumori, ma che per molte persone rimane pur sempre una difficile condizione.
«Vivere con una patologia dolorosa e che richiede costanti controlli come il cancro porta quasi sempre sofferenze fisiche – osserva dal Congresso Esmo di Berlino Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni all’Università di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto europeo di oncologia-Ieo - ma anche emotive. In tutto il Vecchio Continente abbiamo bisogno di potenziare i percorsi di psiconcologia per contrastare il crescente disagio di milioni di malati. Sarà così possibile prevenire e limitare tutte le diverse problematiche legate ai tumori».
Durante il Congresso (dal 17 al 21 ottobre nella Capitale tedesca) si è svolto anche un Simposio speciale sulla Survivorship alla quale partecipano i massimi esperti che hanno redatto le Linee Guida europee sui pazienti oncologici lungo viventi.
Dal documento, sostiene Pravettoni, «emergono i molti bisogni insoddisfatti, o non sufficientemente riconosciuti, dei malati. Il ruolo del psiconcologo è fondamentale per rispondere in modo corretto a molte di queste nuove necessità. Non sempre però il suo supporto è realmente garantito e, per esempio, in Italia solo nel 20% dei Centri di oncologia è presente in modo strutturato uno psiconcologo. Spesso si utilizzano professionisti non specializzati nell’assistenza ai pazienti colpiti da tumore. È importante investire in questa figura ed è inoltre possibile ricorrere anche all’uso di piattaforme on line per un supporto da remoto».
La cronicizzazione del cancro «è ormai una realtà grazie alle migliori e più personalizzate terapie», ricorda l'esperta, ma l’assistenza socio-sanitaria dovrebbe farsi maggiormente carico dei problemi fisici indotti dalla neoplasia e quindi va prestata maggiore attenzione ai dolori o all’affaticamento. Vi sono poi altre questioni da affrontare come il non sempre facile ritorno al lavoro o le numerose difficoltà finanziarie che fanno seguito alla patologia. Un paziente poi vive con la paura costante di una possibile, e spesso molto probabile, ricomparsa della neoplasia. Infine la sofferenza psicologica, l’ansia o la depressione tendono a proseguire anche dopo la fine del periodo di somministrazione dei trattamenti.
«I problemi sociali causati dai tumori - avverte Pravettoni - provocano o amplificano anche i disagi psicologici. Tutto ciò implica costi diretti e indiretti elevati a tutti i sistemi sanitari nazionali oltre che a considerevoli spese sociali. Se vogliamo davvero sconfiggere il cancro non è più rinviabile un miglioramento dei servizi di psiconcologia in tutta Europa. Bisogna aiutare le persone non solo ad allungare la propria vita ma anche ad allargarla. Dobbiamo far in modo – conclude - che tutti i nuovi bisogni dei malati siano riconosciuti e le loro sofferenze quotidiane alleviate».
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