La bozza di legge
Fine vita. Sicp e Fcp: «No all'obbligo di cure palliative»
  • Immagine
    assisted-dying
    Didascalia
    Immagine: rawpixel.com
Redazione
La Società di cure palliative e la Federazione di cure palliative (FCP) respingono l'ipotesi di obbligare il cittadino a ricorrere alle cure palliative prima di accedere al suicidio assistito. No anche al Comitato nazionale di valutazione centralizzato. E chiedono il coinvolgimento del Ssn

Sancire la piena libertà di scelta del cittadino di ricorrere alle cure palliative senza che vi sia obbligato per poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Determinare il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale come garanzia di equità, appropriatezza e trasparenza nelle procedure di accompagnamento al suicidio medicalmente assistito. Istituire non un Comitato di valutazione nazionale centralizzato, ma una Commissione aziendale di valutazione clinica/Commissione tecnica e di comitati per l’etica clinica territoriali. Mantenere infine senza modifiche la Legge 15 marzo 2010 n.38, che sancisce il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, garantendone l’effettiva attuazione.

Sono queste alcune delle richieste che la Società italiana di cure palliative (Sicp) e la Federazione di cure palliative (Fcp), rete delle organizzazioni del Terzo settore impegnate nelle cure palliative e nell’advocacy, hanno formulato come veri e propri emendamenti al testo all'esame del Parlamento.

«L’attuale formulazione della legge – sostiene Tania Piccione, presidente della Fcp – rischia di snaturare la funzione autentica delle cure palliative, trasformandole da diritto a vincolo burocratico, con effetti distorsivi sia sulla relazione di cura che sull’efficacia clinica degli interventi. Le cure palliative devono essere offerte, garantite e rese realmente accessibili, non imposte».

«Chiediamo l’attivazione urgente di un tavolo tecnico interistituzionale -interviene Gianpaolo Fortini, presidente della Sicp - con la partecipazione delle Commissioni parlamentari, del ministero della Salute, del ministero della Giustizia e che coinvolga anche le Società scientifiche, le Associazioni dei pazienti e i rappresentanti delle professioni sanitarie, affinché la nuova legge nasca da un confronto ampio, condiviso e rispettoso della complessità dei bisogni di chi vive situazioni di fine vita».

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Il 63% dei medici coinvolti nei trattamenti oncologici è favorevole all’eutanasia nei pazienti con tumore, il 50% dei quali in determinate circostanze, il 13% sempre. Il 60% effettua trattamenti anticancro nell’ultimo mese di vita, ma un terzo (il 32%) dichiara di non sentirsi abbastanza preparato ad assistere il malato oncologico in questa… Leggi tutto

«Accogliamo con favore che la politica affronti il tema del fine vita definendo una norma specifica» ma «è necessario che le Istituzioni si confrontino con le Società scientifiche per risolvere alcuni aspetti centrali. Nutriamo forti perplessità sull’istituzione del Comitato nazionale di valutazione, a cui si vuole affidare l’incarico di… Leggi tutto

Ventotto organizzazioni non governative che si occupano di fine vita e libertà civili in Europa hanno lanciato una petizione indirizzata al Parlamento Europeo che ha tra i suoi obiettivi di chiedere all'Unione Europea di includere il diritto alla… Leggi tutto