La denuncia
A Gaza è malnutrito oltre il 40% delle donne incinte e che allattano nelle cliniche di Save the Children
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    Destruction of Gaza
    Didascalia
    Immagine: gloucester2gaza, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Nella Striscia non è autorizzato l’ingresso del latte artificiale. L’Organizzazione umanitaria chiede al Governo israeliano di rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e di consentire l'accesso a tutti gli aiuti

Quattro donne incinte e che allattano su dieci tra quelle che a luglio si sono rivolte alle cliniche di Save the Children a Gaza erano malnutrite. Inoltre, temendo di morire, le madri hanno chiesto scorte di latte artificiale per garantire che i propri bambini potessero essere nutriti.

Lo scrive Save the Children in un comunicato nel quale precisa che delle 747 donne visitate dall'Organizzazione nella prima metà di luglio, 323 erano malnutrite (43%), un numero quasi tre volte superiore a quello di marzo, quando il Governo israeliano ha reintrodotto l'assedio totale a Gaza.

Da aprile il personale dei due principali centri sanitari di Save the Children operativi a Gaza ha segnalato un aumento del numero di donne malnutrite incinte e che allattano, essendo quasi totalmente non disponibili cibo, acqua e carburante. La cattiva alimentazione e la malnutrizione durante la gravidanza possono causare anemia, preeclampsia, emorragia e morte nelle madri, portare a morte fetale, basso peso alla nascita, ritardo della crescita e nello sviluppo dei bambini.

Poichè non è autorizzato l’ingresso del latte artificiale a Gaza a causa dell'assedio imposto dal Governo israeliano, le madri malnutrite che non possono allattare al seno, secondo quanto riferito, danno ai loro bambini biberon d'acqua o acqua mescolata con ceci macinati o tahina. Sono stati segnalati anche casi di madri che hanno difficoltà a produrre latte a causa di fame grave, stress e disidratazione.

Secondo il Fondo delle Nazioni unite per la popolazione, a Gaza ci sono 55 mila donne incinte. Più di 70 mila bambini sotto i cinque anni e 17 mila donne incinte o che allattano soffrono di malnutrizione acuta, secondo l'autorità umanitaria globale sulle crisi della fame, l'Integrated Food Security Phase Classification (IPC).

«Le madri arrivano nelle nostre cliniche affamate, esauste e terrorizzate che i loro bambini non sopravvivano» racconta Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Europa Orientale. «Alcune chiedono il latte artificiale – prosegue - in modo che i loro bambini possano essere nutriti anche se dovessero morire. Queste sono realtà che nessuna madre dovrebbe mai affrontare. Sappiamo che lo stress estremo può compromettere l'allattamento al seno, i continui attacchi aerei e ovviamente trovarsi in una zona di guerra comportano un'enorme sofferenza: gli sfollamenti e la fame a Gaza stanno avendo un impatto devastante sulle madri». Molte donne sono malnutrite, racconta ancora Ahmad Alhendawi, ma cercano ancora di nutrire i propri bambini. «Quando i bambini non hanno cibo – sottolinea il rappresentante di StC - il loro corpo inizia a spegnersi dopo pochi giorni. Smettono di mangiare, perdono energia e iniziano a deperire. Alla fine, i loro organi iniziano a cedere e diventano pericolosamente vulnerabili alle infezioni. La malnutrizione è curabile e i bambini possono guarire, ma solo se li raggiungiamo in tempo. Il divieto all'ingresso degli aiuti a Gaza deve essere urgentemente revocato. Con processi e percorsi di ingresso adeguati, sicuri e strutturati, le organizzazioni umanitarie possono fornire la giusta assistenza e salvare vite umane. Qualsiasi cosa di meno, è una pericolosa distrazione che sta costando alle madri i loro bambini, ai bambini le loro madri e, nello scenario "migliore", sta compromettendo la crescita, lo sviluppo e il futuro di una generazione. Se il mondo non agisce ora, altri bambini moriranno a causa di questa crisi prevenibile e provocata dall'uomo».

Il ministero della Salute di Gaza, ricorda StC, ha riferito che 180 persone sono morte per cause legate alla malnutrizione dall'inizio della guerra nell'ottobre 2023, inclusi 93 bambini, di cui almeno 25 hanno perso la vita a luglio.

Save the Children chiede pertanto al Governo israeliano di «rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e di consentire l'accesso totale a tutti gli aiuti, incluso il supporto all'allattamento e, per coloro che non hanno altra scelta, l'ingresso di latte artificiale e dei beni e servizi essenziali necessari per il loro corretto utilizzo. I neonati già devastati dalla guerra non devono essere lasciati senza i mezzi per sopravvivere».

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