Circa il 20% dei 250 mila pazienti italiani con malattie infiammatorie croniche dell'intestino (Mici), cioè più o meno 50 mila persone, si trova in una condizione di rischio nutrizionale.
A denunciare questo paradosso è una nuova indagine nazionale promossa da Amici Italia presentata in vista della Giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali del 19 maggio.
Amici Italia lancia inoltre la campagna “Perdi peso? Non perdere tempo!” con il patrocinio della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe) e il contributo non condizionante di Lionhealth. La campagna si articola in tre attività principali: una roadmap di dieci eventi territoriali in centri Ibd distribuiti su tutto il territorio nazionale, con interventi di clinici specializzati e possibilità di screening nutrizionale in loco; distribuzione di materiali informativi nelle sale d'attesa degli ambulatori Mici aderenti; videopillole con specialisti della nutrizione sui canali digitali di Amici Italia. La campagna punta a favorire una diagnosi più precoce del rischio nutrizionale e una maggiore integrazione della nutrizione clinica nei percorsi di cura delle Mici.
La malnutrizione correlata a patologia si traduce in esiti clinici peggiori, tra cui recidive più frequenti, risposta ridotta ai trattamenti farmacologici, maggiori complicanze post-operatorie, degenze ospedaliere più lunghe e ridotta qualità della vita.
«La campagna si propone di aumentare la consapevolezza dei pazienti con Mici sul rischio di malnutrizione» spiega Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia. «Per questo motivo – prosegue - abbiamo messo a disposizione sul sito un semplice test validato che, con pochissime domande, consente ai pazienti di valutare il proprio stato nutrizionale e a rivolgersi al proprio medico in caso di rischio di malnutrizione».
Nelle Mici, l’infiammazione cronica predispone allo sviluppo di malnutrizione nel 13-27% dei casi e di sarcopenia (la perdita di massa e funzionalità muscolare) in oltre il 40% dei pazienti.
Amici Italia lancia quindi un triplice appello a medici, pazienti e Istituzioni: ai primi di considerare lo screening nutrizionale parte integrante e sistematica di ogni follow-up. Iai secondi di non aspettare il “crollo” fisico prima di parlarne con lo specialista; alle Istituzioni, conclude Leone, «chiediamo di inserire stabilmente lo screening nutrizionale nei percorsi di cura delle persone con Mici».
