Garantire equità di accesso alle cure e una presa in carico efficace per i pazienti con mieloma multiplo dovrebbe essere una delle priorità più urgenti per il sistema sanitario italiano. È il messaggio partito dal terzo appuntamento degli APCO Health Talks, tenutosi a Roma martedì 28 ottobre e dedicato appunto al tema “Mieloma multiplo: il presente e il futuro della presa in carico dei pazienti”.
Il mieloma multiplo, che ogni anno colpisce oltre 6.500 persone in Italia e riguarda più di 34 mila pazienti, è oggi considerato una malattia cronica grazie ai progressi della ricerca. La sopravvivenza mediana è passata da tre anni nei primi anni Duemila a oltre 7–10 anni, ma la cronicizzazione porta con sé nuove sfide: servono percorsi di cura continui, personalizzati e capaci di coniugare efficacia terapeutica e qualità di vita.
Oggi la gestione del mieloma rimane disomogenea sul territorio: solo la metà dei pazienti riceve trattamenti vicino alla propria residenza, mentre il 6% è costretto a spostarsi in un’altra Regione. L’assenza di reti onco-ematologiche in alcune aree del Paese, la carenza di Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (Pdta) e il limitato utilizzo della telemedicina creano una sanità a più velocità.
Gli esperti hanno sottolineato la necessità di sviluppare reti regionali uniformi, di integrare ospedale e territorio e di potenziare l’assistenza domiciliare e di prossimità. Le Case di comunità e i Centri locali potrebbero diventare il fulcro di un modello multidisciplinare in grado di ridurre i ricoveri e sostenere i pazienti nel lungo periodo.
«La nuova frontiera è la medicina della cronicità: dobbiamo garantire cure specialistiche senza ospedalizzazioni inutili e permettere ai pazienti una vita piena e attiva» sostiene Mario Boccadoro, della Fondazione European Myeloma Network Italy Onlus.
«L’innovazione offra opportunità straordinarie – interviene Davide Petruzzelli, presidente di La Lampada di Aladino ETS - ma serve una presa in carico globale che integri ospedale e territorio, attuando concretamente il Piano oncologico e le Reti regionali. La prossimità delle cure è la chiave per migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei caregiver».
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