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DidascaliaImmagine: Daniel Sone (Photographer), Public domain, via Wikimedia Commons
Non è una sorpresa, ma ora lo certificano anche i numeri. Nei Paesi europei che destinano elevate risorse economiche alla sanità la sopravvivenza per i pazienti affetti da tumori ematologici è molto superiore rispetto ai Paesi con minore spesa sanitaria nazionale. È quanto emerge da una ricerca europea, condotta nell’ambito del progetto 'Eurocare-6' (European cancer registry based study on survival and care of cancer patients) che ha visto la partecipazione della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’Istituto Superiore di Sanità.
Lo studio ha passato in rassegna oltre 1 milioni di pazienti affetti da patologie onco-ematologiche in 27 paesi europei, rilevando come, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa, che investono meno in sanità, si osserva una sopravvivenza a 10 anni inferiore. Enormi le differenze: per il linfoma non-Hodgkin, per esempio, nei Paesi in cui la sanità ha meno risorse la sopravvivenza è dimezzata rispetto ai Paesi che investono di più (Danimarca, Norvegia e Svizzera): il 33% contro il 62%. Lo stesso si osserva per il linfoma diffuso a grandi cellule B (34% contro 58%), il linfoma mantellare (21% contro 61%), il linfoma follicolare (40% contro 81%), la leucemia mieloide acuta (6% contro 21%) e la leucemia mieloide cronica (31% contro 65%).
«Il nostro studio dimostra inequivocabilmente che gli investimenti in sanità, soprattutto in ricerca ed innovazione terapeutica, hanno un impatto diretto sulla sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore ematologico”, dice la coordinatrice dello studio Claudia Vener, medico e ricercatrice alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. « Per alcune patologie, come la leucemia mieloide acuta, la sopravvivenza a 10 anni è ancora troppo bassa, evidenziando l’urgenza di un maggiore impegno nell’incrementare i fondi per la ricerca e per le cure innovative».
«Le grandi differenze di sopravvivenza riscontrate tra i paesi europei sono molto probabilmente legate ad un diverso grado di accesso alle cure e ad una diversa disponibilità ed utilizzo di trattamenti efficaci», aggiunge Silvia Rossi, ricercatrice presso l’Istituto Superiore di Sanità e co-autrice dello studio. «L’Italia, anche se allineata alla media europea, non raggiunge i livelli di sopravvivenza ottenuti dai paesi con maggiori investimenti. È quindi necessario aumentare i finanziamenti in sanità affinché migliorino ulteriormente le possibilità di cura per i pazienti onco-ematologici».
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