Nel sistema di cura della salute mentale esiste una “terra di mezzo” dove molti giovani rischiano di perdersi: è il passaggio dai Servizi di neuropsichiatria infantile a quelli per adulti. In Italia, questa transizione è spesso brusca e disorganizzata, tanto che un paziente su due abbandona le cure proprio nella fase più fragile della propria vita.
A denunciare il problema è la Società italiana di psichiatria (Sip) in occasione del proprio Congresso nazionale, a Bari dal 5 all'8 novembre.
La transizione «è ancora complessa e critica» sottolinea Liliana Dell’Osso, presidente Sip. «Le conseguenze possono essere disastrose – avverte - con il giovane paziente che si trova nel momento più fragile della propria vita e invece di una continuità di cure subisce una frattura». Questo mancato passaggio «rischia di compromettere il percorso di cura e, non di rado, di peggiorare la situazione clinica – aggiunge Emi Bondi, presidente uscente Sip – aumentando il rischio di abuso di sostanze psicoattive, abbandono scolastico e marginalizzazione».
Uno studio pubblicato su BMJ Mental Health mostra che solo il 12% delle transizioni in Italia avviene con successo, il dato più basso d’Europa. Le cause principali, spiega Dell’Osso, sono tre: la carenza di servizi specifici per la transizione, la netta separazione organizzativa tra neuropsichiatria infantile e psichiatria per adulti e i rigidi limiti d’età che interrompono la continuità assistenziale.
A peggiorare il quadro contribuisce anche la legge che, al compimento dei 18 anni, fa decadere il diritto all’assistenza nei servizi per minori.
«Il 75% dei disturbi mentali esordisce prima dei 25 anni – ricorda Guido Di Sciascio, segretario nazionale Sip - eppure il passaggio dai servizi per minori a quelli per adulti resta uno dei momenti più critici dell’intero percorso di cura. Non si diventa adulti all’improvviso, a 18 anni: servono percorsi di transizione strutturati, continui e personalizzati, che garantiscano presa in carico, accompagnamento e sostegno alle famiglie».
Come spiega Moreno De Rossi, vicepresidente Sip, per affrontare il problema la Società scientifica propone tre linee d’intervento: la creazione di servizi multidisciplinari dedicati alla transizione, la definizione di linee guida nazionali condivise e la formazione integrata tra neuropsichiatri infantili e psichiatri dell’adulto.
