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Appena il 2% degli italiani ha saputo indicare correttamente il numero di donne e ragazze che hanno subito Mgf che attualmente vivono nel nostro Paese (tra 80 e 100 mila), il 67% tende a sottostimare il fenomeno e di questi il 41% pensa che non siano più di 5 mila.
Sono alcuni risultati del sondaggio condotto da Ipsos per conto di Amref Italia, su un campione rappresentativo (800 interviste) dai 18 anni in su tra il 16 settembre e il 24 settembre 2025.
Dalla survey risulta che solo sette italiani su cento dichiarano di essere molto informati sulle mutilazioni genitali femminili (Mgf), dato che sale all’11% tra la GenZ. Alta invece la quota dei dubbiosi: il 38% non è certo se siano presenti oppure no in Italia donne o ragazze che hanno subito mutilazioni genitali (il 42% della GenX).
Secondo uno studio condotto dall'Università di Milano Bicocca, Università di Bologna e ISMU si stima siano presenti circa 88.500 donne che hanno subito le Mgf.,La maggioranza delle quali nate all’estero (98%); le bambine sotto i 15 anni potenzialmente a rischio di Mgf in Italia sono circa 16 mila.
Il Rapporto Globale sulle Mgf 2025, presentato per la prima volta a novembre scorso da Amref Italia, riporta come la pratica delle mutilazioni non sia presente solo in Africa, ma anche in Asia, Medio Oriente, America Latina, Europa e Nord America: in 94 Paesi. Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani che colpisce almeno 230 milioni di donne nel mondo, un dato in aumento del 15% rispetto a quello del Duemila.
Consapevoli del gap informativo nell'opinione pubblicata italiana, l’87% degli intervistati da Ipsos ritiene che sia importante affrontare il tema delle mutilazioni genitali femminili. A pensarlo la quasi totalità dei Baby Boomers (91%), innanzitutto attivando campagne di protezione delle minori e prevenzione in famiglia (32%); parlando nelle scuole con programmi di salute sessuale (27%); garantendo maggiore protezione alle donne che hanno subito mutilazioni genitali (23%) e realizzando campagne di comunicazione multilingue e mirate (23%).
«Siamo molto lontani dall’abbandono di tale pratica» commenta Laura Gentile, referente per la prevenzione e il contrasto alle Mgf di Amref Italia. «La spinta finale verso l'abbandono delle Mgf entro il 2030 - prosegue - dovrebbe essere almeno dieci volte superiore per raggiungere l'obiettivo. Le stime ci indicano però che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. in particolare faccio riferimento al fatto che, nel mondo, le giovani hanno subito meno frequentemente delle adulte le MGF. Ciò dimostra che se si promuovono la consapevolezza e l'attivismo delle nuove generazioni e delle comunità, si innescherà un processo di cambiamento profondo e condiviso, dal quale difficilmente torneremo indietro. Coraggio, per uscire dal silenzio, e dialogo con Istituzioni, operatori sanitari e comunità sono le chiavi».
in occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili (6 febbraio), Amref Italia ha partecipato a un evento organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri Dipartimento per le pari opportunità in collaborazione con il Centro di Ricerca in salute globale, Università Cattolica di Roma.
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