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Il sondaggio
Trasporto di animali vivi: per gli italiani serve una riforma
Redazione
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Quando si parla di “benessere animale” durante il trasporto, gli italiani risultano essere i cittadini più preoccupati di tutta l’Unione europea (90% su una media di 82%). Non solo: sono anche i più inclini a ritenere inaccettabili i trasporti su lunga distanza, a prescindere dalle condizioni o dai tempi di percorrenza. Inoltre, sarebbero anche tra quelli disposti a spendere di più, a patto che le condizioni di trasporto siano migliori.

A mostrarlo è un nuovo sondaggio commissionato dalle maggiori organizzazioni per la tutela degli animali in Unione europea (Eurogroup for Animals, Essere Animali e Lav), realizzato da Savanta interpellando 8.531 adulti rappresentativi della popolazione tra ottobre e novembre 2025 in Belgio, Cipro, Francia, Irlanda, Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Spagna.

Nel sondaggio, presentato giovedì 22 gennaio al Parlamento europeo, oltre otto cittadini su dieci (82%) nell’Ue si dichiarano preoccupati per il benessere degli animali durante il trasporto e l’80% ritiene che i viaggi a lunga distanza causino sofferenze agli animali, in particolare a quelli più vulnerabili. Fino all’84% degli intervistati si dichiara favorevole a regole più severe o al divieto di trasporto per animali gravidi o non svezzati. Ogni anno, sono oltre un miliardo e mezzo gli animali che vengono trasportati in Europa e fuori dai confini europei in viaggi che possono durare intere settimane e anche su navi cargo.

La preoccupazione riguarda anche le condizioni climatiche: quasi nove cittadini su dieci (89%) concordano sul fatto che il trasporto di animali in condizioni di caldo o freddo estremo rappresenti un grave rischio per la loro tutela. All’interno dell’Ue, gli animali possono essere esposti a temperature che raggiungono anche i 50 gradi, spesso senza accesso adeguato ad acqua, riposo e cure, come documentato dalle Associazioni italiane.

Durante il trasporto, gli animali sono frequentemente ammassati nei camion, soffrono di stanchezza, disidratazione e stress, con conseguenti ferite e, in molti casi, la morte. Gli animali non svezzati, in particolare, vengono privati dell’alimentazione necessaria e risultano estremamente vulnerabili alle malattie. Gli animali gravidi rischiano gravi complicazioni e non è raro che partoriscano in condizioni del tutto inadeguate e squallide, su mezzi di trasporto o al macello.

I dati del sondaggio arrivano mentre il Parlamento europeo sta riesaminando il Regolamento sul trasporto di animali vivi. Assicurare maggiore protezione degli animali e ridurre il trasporto di animali vivi, per esempio trasportando carne e carcasse, sono misure che potrebbero ridurre la sofferenza e la privazione a cui sono sottoposti gli animali trasportati su lunghe distanze e in condizioni proibitive in tutta Europa e fuori dall’Ue. Tuttavia, alcune delle proposte di modifica attualmente in discussione hanno sollevato forti preoccupazioni tra le organizzazioni per la tutela degli animali poiché rischiano di rendere del tutto inefficace la riforma normativa. Tanto che il 72% degli intervistati si dice preoccupato per un possibile arretramento delle norme europee e la stessa percentuale sostiene l’introduzione di leggi nazionali ed europee più rigorose.

«Questi numeri dimostrano chiaramente che i cittadini europei, anche in Italia, chiedono un cambiamento: meno sofferenza, più tutele e regole più severe» sostengono le Associazioni italiane Essere animali e Lav. «In Italia questa sensibilità è ancora più evidente – sottolineano - con nove cittadini su dieci che si dichiarano preoccupati e sette su dieci che ritengono il trasporto su lunga distanza inaccettabile».

Oltre 12 mila cittadini hanno scritto ai propri eurodeputati per chiedere riforme per una reale protezione degli animali durante il trasporto.

«Mentre i cittadini dell’Ue esprimono chiaramente la necessità di maggiori protezioni per gli animali – dicono le Associazioni - è incomprensibile e inaccettabile come alcuni decisori politici tentino di indebolire proprio la legislazione nata per tutelarli. Se l’Unione europea vuole davvero essere leader nel “benessere animale”, deve riconoscere effettivamente che gli animali allevati non sono merci, ma esseri senzienti, e muoversi verso il divieto del trasporto di animali vivi. È giunto il momento che le Istituzioni europee ascoltino le richieste dei propri cittadini – concludono - e mettano al centro delle proprie politiche la tutela degli animali e la transizione verso un modello di produzione alimentare non basato sulla sofferenza degli animali».


 

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