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Tumore dello stomaco: in Italia 42 mila vite salvate in dodici anni
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Redazione
Nel nostro Paese la sopravvivenza a cinque anni è migliore della media europea. Sono ancora troppe, però, le differenze territoriali nell’accesso ai test diagnostici per orientare le cure. Presentato il documento “Diagnosticare per trattare in oncologia” realizzato da The European House-Ambrosetti

In Italia la sopravvivenza a cinque anni delle persone con un tumore allo stomaco raggiunge il 32% rispetto al 25% dell’Europa. Non solo: in 12 anni, dal 2007 al 2019, sono state salvate 42 mila vite in una neoplasia un tempo “orfana” di terapie che oggi può contare su opzioni di cura sempre più efficaci. Restano tuttavia diverse criticità da risolvere. Per esempio, manca un Percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale per il carcinoma gastrico, con la conseguenza che sono ancora troppe le differenze territoriali nell’accesso a test diagnostici fondamentali per una corretta caratterizzazione molecolare del tumore e per definire la terapia appropriata in ogni paziente. Inoltre, le attuali tariffe stabilite nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) coprono solo in parte i costi reali sostenuti dai laboratori di anatomia patologica per svolgere queste analisi diagnostiche. Sono necessarie anche campagne di prevenzione strutturate per questo tipo di neoplasia, dato che in Italia solo un caso su cinque viene diagnosticato in fase precoce, riducendo le possibilità di guarigione.

Le criticità e alcune proposte per la gestione e presa in carico del paziente con tumore gastrico sono illustrate nel documento “Diagnosticare per trattare in oncologia. Il valore dei test diagnostici nel tumore gastrico”, realizzato da The European House-Ambrosetti con il contributo non condizionante di Amgen, presentato martedì 8 luglio a Roma.

«È fondamentale istituire un Pdta nazionale per il tumore gastrico – dice Vanessa Cattoi, componente della Commissione Bilancio della Camera dei deputati e promotrice dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” - affiancato da Pdta regionali coerenti e armonizzati tra loro per migliorare l’efficienza delle cure. Un Pdta nazionale garantirebbe la centralità del paziente, promuovendo una presa in carico multidisciplinare all’interno di Centri specializzati e l’interazione sistematica tra le diverse figure professionali coinvolte».

Nel 2024, in Italia, sono state stimate oltre 14 mila nuove diagnosi di tumore dello stomaco. «L’oncologia di precisione rappresenta uno dei più significativi sviluppi nella terapia dei tumori» spiega Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia dell’Ausl-Irccs di Reggio Emilia. «Si basa sull’identificazione di specifiche alterazioni e espressioni bio-molecolari della neoplasia predittive della risposta ai farmaci – precisa - che consentono di personalizzare le terapie, adattandole al profilo genomico e biologico del tumore di ciascun paziente. Anche nel caso del carcinoma gastrico, questo paradigma si applica attraverso un processo diagnostico che integra l’impiego di test immunoistochimici». La caratterizzazione bio-patologica del carcinoma gastrico permette «di dare una maggiore probabilità di risposta alle cure, con un impatto concreto sul miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita».

L’oncologia di precisione si basa sulla diagnostica di precisione, in cui l’Anatomia patologica svolge un ruolo fondamentale «per garantire ai malati l’accesso ai farmaci target e a percorsi di cura personalizzati» interviene Matteo Fassan, professore di Anatomia patologica all’Università di Padova. Il costo dei test immunoistochimici è di circa 346 euro e con l’inclusione di un altro esame in fase di studio arriverebbe a 447 euro; ma il rimborso riconosciuto dal Ssn resterebbe fermo a 252,60 euro. «È evidente la discrepanza tra i costi effettivi sostenuti dai laboratori e i rimborsi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale» osserva Fassan. L’impatto economico complessivo sul sistema «è minimo – aggiunge - ma rappresenta un fattore cruciale per garantire l’equità di accesso alle terapie innovative su tutto il territorio nazionale».

Tra le criticità nella presa in carico del paziente c'è anche la mancanza di un supporto nutrizionale adeguato, «fondamentale per affrontare il carcinoma gastrico, prima, durante e dopo il trattamento» sottolinea Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione “Vivere senza stomaco, si può”. Malnutrizione e perdita di peso nel periodo post-operatorio «sono condizioni frequenti e spesso gravi – prosegue - che richiederebbero il coinvolgimento precoce e sistematico di nutrizionisti. Questi professionisti possono aiutare a individuare le esigenze specifiche del paziente, pianificando una dieta bilanciata e, se necessario, integrando con supplementi alimentari. Tuttavia, l’accesso agli alimenti a fini medici speciali è limitato e spesso grava economicamente sui pazienti. Questi prodotti – conclude Santangelo - vanno inclusi nei Lea».


 

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