Bruciore, prurito, dolore persistente nella zona della vulva: succede a 5 milioni di donne in Italia, ma otto volte su deci la risposta che ricevono è «Non è nulla di che» o «È solo stress» oppure «Smetti di lamentarti». Una verità scomoda, stando a una elaborazione AstraRicerche su dati Istat (proiettata sulla popolazione femminile italiana residente tra i 14 e gli 80 anni), sepolta da anni di minimizzazione da parte di partner (21%), medici (16%), colleghi (13%), parenti (9%) e amici (8%), che la campagna “Non è mica un segreto, è vulvodinia” vuole raccontare per favorire il riconoscimento sociale della patologia.
Promossa dall’Associazione italiana vulvodinia con il supporto non condizionante di Zambon, la campagna dà vita anche alla prima serie social sulla vulvodinia: cinque episodi per smontare gli alibi di chi non vuole credere, capire o addirittura riduce il dolore a un disturbo psicosomatico (25%).
Carolina de’ Castiglioni, protagonista della serie, sperimenta il non essere creduta dalle amiche, che le consigliano una camomilla per tranquillizzarsi, dal partner che la invita a non pensarci, dalla mamma che le suggerisce come soluzione un nipotino. Episodio dopo episodio, la protagonista accumula incomprensioni e frustrazioni, ma trova anche la forza di reagire e capisce che a esagerare non è lei, ma tutti coloro che minimizzano e non capiscono l’impatto reale della vulvodinia.
La vulvodinia provoca dolore e bruciore persistente (41%), prurito continuo (49%), fastidio nell’indossare biancheria o vestiti troppo stretti (46%) e rende difficili i rapporti sessuali (46%). Incide così sulla sessualità (63%), sulle relazioni affettive (55%), ma anche sulla fiducia in sé (50%), sul benessere mentale (43%) e sulla possibilità di praticare regolarmente sport (41%), di dedicarsi ai propri passatempi (40%) e di lavorare (33%). Eppure, più di otto donne su dieci hanno vissuto episodi di minimizzazione: circa una donna su tre si è sentita dire che il suo è «un dolore comune, non è nulla di che», ma anche «smetti di pensarci, passerà» (27%), «è solo una questione di nervi e stress” (25%), «passerà con il tempo o con la gravidanza» (22%).
«Il riconoscimento della vulvodinia è ancora oggi un percorso ad ostacoli: in quasi un caso su due è spesso confusa con un’infezione vaginale o con una cistite – osserva Filippo Murina, presidente dell’Associazione italiana vulvodinia - mentre in uno su quattro è addirittura ridotta a un disturbo psicosomatico».
Dal canto suo Rossella Balsamo, Medical Affairs & Regulatory Zambon Italia e Svizzera, ricorda che «ancora oggi più di sette donne su dieci non sanno cosa sia la vulvodinia e quattro su dieci non ne hanno mai sentito parlare. Ma non solo. In circa un caso su quattro la diagnosi arriva dopo oltre cinque anni e dopo aver consultato più di dieci medici. Sono numeri che mostrano chiaramente l’importanza di fare luce su questo disturbo».
