Si è chiuso venerdì 7 giugno a Roma il 48° Congresso nazionale della Lega italiana contro l’epilessia (Lice). Oltre 800 gli specialisti che si sono riuniti per fare il punto sulle novità in ambito epilettologico in Italia e all’estero, con uno sguardo rivolto in particolare ai Paesi a medio e basso reddito.
«Il Congresso nazionale – sottolinea Carlo Andrea Galimberti, presidente Lice - rappresenta, come ogni anno, un momento importante di riflessione e condivisione per fare il punto sullo status attuale della ricerca e trattamenti dell’ambito dell’epilettologia, a livello nazionale e internazionale. Il tema centrale di questa edizione riguarda le epilessie e malattie metaboliche: riconoscere e trattare le epilessie di origine metabolica è oggi più semplice, ma servono conoscenze cliniche, strumenti diagnostici adeguati e una rete multispecialistica coordinata».
«Le cosiddette “epilessie metaboliche” rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie associate a epilessia – ricorda Gaetano Cantalupo, professore di Neurologia all'università di Verona e consigliere Lice - nella maggior parte dei casi legate a malattie genetiche rare che compromettono una o più vie del metabolismo cellulare, incluso il metabolismo mitocondriale. Queste patologie si associano frequentemente a epilessie difficili da trattare e a segni clinici multisistemici. L’esordio può avvenire in epoca neonatale o infantile, spesso in forma progressiva, ma non sono rare le forme a esordio tardivo o con espressione clinica atipica, che rendono la diagnosi complessa, soprattutto negli adulti mai diagnosticati in età evolutiva».
Nell'ambito della chirurgia neurochirurgia tradizionale, come osserva Laura Tassi, past president Lce e neurologa al Niguarda di Milano, «la conoscenza della localizzazione delle aree di corteccia cerebrale altamente funzionali come memoria, movimento e linguaggio soprattutto sono determinanti per il successo dell'intervento chirurgico, che da un lato deve essere curativo e dall'altro non deve assolutamente indurre danni neurologici non esistenti». «La cosa più importante – aggiunge Tassi - appare essere la gestione multidisciplinare che deve per forza coinvolgere l'epilettologo, il neuroradiologo, il neurochirurgo e il neuropsicologo. Solo unendo le forze sarà possibile ampliare la nostra conoscenza sulle funzioni superiori del nostro cervello e garantire ai nostri pazienti maggiore sicurezza durante gli interventi neurochirurgici».
Un tema che si è affrontato in occasione del Congresso è l’accesso alla diagnosi e alla cura dell’epilessia nei Paesi a medio e basso reddito che rappresenta ancora oggi una delle sfide più urgenti nell’ambito della salute globale. Nel corso dell'incontro , racconta Oriano Mecarelli, presidente della Fondazione Lice ,«sono state affrontate tematiche cruciali quali il ruolo della formazione e il fenomeno del “Brain Drain”, ovvero la fuga dei medici locali all’estero o nel privato, due aspetti strettamente intrecciati che influenzano in modo significativo la qualità dell’assistenza nei Paesi a basso e medio reddito».Durante questa sessione è stato dedicato ampio spazio anche alle problematiche tecniche e operative, come le difficoltà legate all’utilizzo dell’Eeg e alle questioni di salute pubblica, con un focus sull’impatto dell’epilessia sulla salute della donna. Infine, sono state illustrate le potenzialità offerte dalla telemedicina e dai teleconsulti.
Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’epilessia è una delle malattie neurologiche più diffuse, per questo l’Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto l’epilessia come malattia sociale. Si stima che nei Paesi industrializzati interessi circa una persona su cento: in Italia soffrono di Epilessia circa 600 mila persone, 6 milioni in Europa.
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