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Il Convegno
Con l'intelligenza artificiale diagnosi e cure sempre più precoci e personalizzate
Michele Musso
Corpo

L'arrivo dell’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche i paradigmi della medicina contemporanea, offrendo soluzioni innovative per il miglioramento della qualità delle cure e dell’efficienza dei sistemi sanitari.

All’intelligenza artificiale e alle sue applicazioni nel campo medico, Fondazione Menarini, in collaborazione con Gemelli Isola – Ospedale Isola Tiberina, University of Central Florida College of Medicine, Sovaris AI e The Foundation for Gender-specific Medicine, ha dedicato un convegno, appena concluso a Roma, per esplorare le innovazioni tecnologiche che stanno trasformando la pratica clinica e la ricerca. 

«Spesso l’intelligenza artificiale viene vista come una minaccia che, in futuro, potrà arrivare a sostituire i medici stessi» osserva Stefano Del Prato, presidente della Fondazione Menarini. Le ricerche, aggiunge però, «suggeriscono il contrario: non sarà l’intelligenza artificiale a sostituire gli specialisti, ma saranno gli specialisti che sanno far uso delle potenzialità dell’intelligenza artificiale a rimpiazzare chi non sarà in grado di sfruttare i vantaggi di questo strumento».

Gli aspetti umani dell'assistenza tra cui l'empatia, la compassione, il pensiero critico e il processo decisionale complesso non potranno essere sostituiti dall’IA, ma questa «rafforzerà invece la pratica medica – prevede Del Prato - consentendo agli specialisti di sfruttare la tecnologia per migliorare, non solo l'assistenza clinica, ma anche la formazione continua di medici e studenti, cambiando il modo in cui si insegna e si impara la professione sanitaria. Non solo. Tra gli altri potenziali vantaggi dell'IA, anche la possibilità di rendere la medicina più sicura, riducendo ritardi nella diagnosi e possibili errori nella ricerca di una cura efficace. Inoltre, l’IA può alleggerire il carico di lavoro amministrativo dei medici, spesso citato come causa di burnout, lasciando più tempo per instaurare un dialogo più chiaro ed efficace con i pazienti».

Oggi i sistemi di intelligenza artificiale sono già in grado di analizzare enormi quantità di immagini: dall’elettrocardiogramma alle radiografie, dalle tomografie computerizzate alle risonanze magnetiche. Il tutto con una precisione paragonabile o superiore a quella dell’interpretazione umana, identificando anomalie che potrebbero sfuggire all'occhio anche del clinico più esperto. Inoltre, l’intelligenza artificiale fornisce le basi per una medicina personalizzata sfruttando algoritmi avanzati capaci di elaborare e integrare profilo genetico, biomarcatori, interazione con l’ambiente e storia clinica del singolo paziente per identificare trattamenti su misura, massimizzando l’efficacia terapeutica e minimizzando gli effetti collaterali.

Dietro alle promesse e alle prospettive dell’intelligenza artificiale si nascondono però complesse questioni etiche e regolatorie che devono essere risolte per far sì che il professionista sanitario faccia un uso dell’IA consapevole e responsabile. 

Innanzitutto la privacy dei dati, ma anche l’autonomia decisionale e la responsabilità professionale oltre a un necessario ripensamento dei flussi di lavoro e della formazione del personale.

In definitiva, l’intelligenza artificiale non riduce il ruolo del medico, assicurano gli esperti, ma lo ridefinisce. «Accanto alle tradizionali competenze cliniche – prevede Del Prato - sarà sempre più importante la capacità di interpretare criticamente i risultati forniti dagli algoritmi, integrandoli in un quadro decisionale più ampio che tenga conto della storia, delle condizioni e delle esigenze individuali del paziente. Il professionista della salute dovrà sviluppare competenze digitali, etiche e comunicative che gli consentano di governare la tecnologia senza esserne dominato, riaffermando il suo ruolo di garante dell’equità, della responsabilità e dell’umanità della pratica medica. In altre parole – conclude - la stessa formazione medica dovrà essere ripensata per preparare quello che sarà il medico del futuro».


 

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