Portare le malattie vascolari al centro dell’attenzione e della pianificazione sanitaria, parlando alle Istituzioni, ai decisori sanitari e ai cittadini.
Con questa mission nasce la Consulta delle Società scientifiche e Associazioni pazienti per le malattie vascolari, presentata martedì 5 novembre a Welfair, la Fiera del Fare Sanità alla Fiera di Roma.
Dietro quasi ogni patologia cronica si trova o si affianca una malattia vascolare: «Ischemie degli arti, aneurismi, ostruzioni carotidee, aterosclerosi, flebo e linfopatie e tumori vascolari sono tra le più importanti cause di mortalità e invalidità nel nostro Paese» ricorda Gaetano Lanza, presidente della Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (Sicve). E sono responsabili del 22% delle morti, subito dopo l'infarto miocardico (28%) e l'ictus cerebrale (25%). «Oltretutto – aggiunge Lanza - le malattie vascolari risultano in costante aumento per l'incremento nella popolazione dell'etá media e di diversi fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemie, obesità, fumo, inquinamento, comportamenti e stili di vita non corretti, alimentazione errata e inoltre per predisposizioni genetiche».
Per esempio, una peculiarità della malattia arteriosa degli arti inferiori è di essere un importante fattore di rischio per patologie arteriose in altri distretti corporei: «I pazienti affetti da arteriopatia periferica – sottolinea Angelo Santoliquido presidente del Collegio italiano di flebologia (Cif) - hanno un rischio molto elevato di presentare patologia coronarica o carotidea, con un corrispondente aumento del rischio di infarti ed ictus». Accanto a queste «ci sono poi le flebopatie croniche e acute, alcune delle quali responsabili di embolia polmonare a rischio di morte improvvisa» aggiunge Roberto Di Mitri, presidente della Societá italiana di flebologia.
Sono inoltre sempre più frequenti in una popolazione che invecchia, fragile e polipatologica: un bacino di «oltre 4 milioni di persone che vivono sole, 800 mila persone in cure palliative, e almeno 650 mila con disabilità» precisa Claudio Novali, primario emerito di Chirurgia vascolare e presidente dell'Associazione pazienti malattie vascolari Titoccotoccati. Ed «è in questo bacino che la malattia aterosclerotica agli arti inferiori, che colpisce oltre il 20% dei pazienti con più di 70 anni, può sviluppare, quando non correttamente curata l’ischemia critica agli arti inferiori, responsabile nel 50 % di questi pazienti delle amputazioni: oltre 11 mila ogni anno in Italia. Fra l’altro, un paziente amputato ha un rischio maggiore di incorrere in complicanze cardiache, cerebrali e di mortalità. I dati in nostro possesso ci dicono che oltre il 50% dei pazienti amputati non hanno avuto un percorso di presa in carico corretta e tempisticamente efficiente».
Per Maurizio Ronconi, presidente dell'Associazione flebologica italiana, «abbiamo bisogno di programmi di educazione, prevenzione, diagnosi, cura e presa in carico dei pazienti per ridurre un impatto sociale ed economico che, solo per la malattia venosa cronica a titolo d’esempio, interessa il 40% della popolazione generale e incide per il 2% dell’intera spesa sanitaria».
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