Medicina di precisione e farmaci selettivi per trattare la mastocitosi sistemica

Malattie rare

Medicina di precisione e farmaci selettivi per trattare la mastocitosi sistemica

di redazione

La causa è una mutazione del gene KIT, presente in circa il 95% dei casi, la conseguenza un accumulo anomalo all’interno di alcuni organi (midollo osseo, pelle, fegato, milza, linfonodi, tratto gastrointestinale) dei mastociti, cellule che hanno un importante ruolo nella difesa dalle infezioni e nella mediazione delle reazioni allergiche e infiammatorie.

Si determina così una patologia chiamata mastocitosi sistemica, che ha un'incidenza di un caso su 10 mila abitanti e si stima interessi circa 40 mila persone in Europa, 5 mila in Italia di cui circa il 10% circa con forme avanzate.

Per celebrare due decenni di impegno scientifico su questa malattia, nonché per discutere del cambio di rotta attuale e confrontarsi sulle sfide e sulle prospettive future, si è svolto l'1 marzo a Napoli l’evento organizzato da Blueprint Medicines “Drive The Change-Avapritinib: guidare il cambiamento per costruire il futuro della mastocitosi sistemica”.

Le manifestazioni cliniche della patologia sono numerose e legate sia al rilascio di istamina e altri mediatori chimici (che possono provocare prurito, orticaria, flushing, nausea, vomito, dolore addominale, diarrea, mialgie, dolori ossei, osteoporosi precoce, sincope, anafilassi) sia all’infiltrazione tissutale dei mastociti che può provocare, nei casi avanzati, un danno d’organo importante.

«Fondamentale è stato aver capito che era la mutazione KIT nei mastociti a farli proliferare in modo incontrollato e a porli in uno stato di iperattivazione» spiega Massimo Triggiani, Chair of the European Competence Network on Mastocytosis (ECNM), professore di Medicina interna all'Università di Salerno. «Via via, grazie a studi che erano stati condotti su altre patologie ematologiche che presentavano queste mutazioni – racconta Triggiani - sono state “costruite” molecole altamente selettive che vanno a colpire proprio le cellule in cui è presente la mutazione KIT. Sono iniziati prima gli studi clinici sulle forme avanzate e si è visto che questi farmaci miglioravano tutti i parametri tra cui la sopravvivenza, le complicanze ematologiche e la qualità di vita dei pazienti. In particolare, avapritinib è una small molecule che si lega in modo potente e selettivo al recettore KIT mutato presente sulla membrana dei mastociti e lo blocca. In questo modo l’auto-attivazione spontanea cessa, i mastociti smettono di proliferare e tornano in uno stato di minore reattività».

L’arrivo di terapie di precisione può effettivamente cambiare la vita dei pazienti e la storia della malattia. Uno dei protagonisti di questo cambio di traiettoria è avapritinib, appunto, farmaco mirato a colpire la mutazione driver della malattia, rimborsato in Italia nel 2023. Già in uso come monoterapia da circa un anno, il medicinale ha dimostrato un tasso di risposta complessivo del 71% nei pazienti adulti con mastocitosi sistemica avanzata per i quali è indicato; per la prima volta si osserva il 19% di remissione completa con recupero ematologico parziale o completo con un tasso di sopravvivenza mediana stimata del 74% a 24 mesi.

«Presupposto per una corretta e precoce diagnosi è che questa venga effettuata presso un Centro dedicato in cui operano diversi specialisti e dotato di strumenti e tecniche diagnostiche appropriate» interviene Roberta Zanotti, ematologa, presidente della Rete italiana mastocitosi (Rima) e collaboratrice del Gruppo interdisciplinare per lo studio della mastocitosi dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Verona. «Fondamentale – aggiunge - è la presa in carico del paziente da parte di un team multidisciplinare che ha le competenze e l’esperienza per porre da un lato il corretto sospetto di mastocitosi, procedere se indicato subito alle indagini del caso e dall’altro possa adeguatamente gestire le varie problematiche che può presentare il paziente».

Sentirsi comunicare una diagnosi di mastocitosi «fino a ieri era molto destabilizzante dal punto di vista psicologico, quotidiano, lavorativo e sociale» dice Patrizia Marcis, presidente dell'Associazione italiana mastocitosi (Asims). «Trattandosi di una patologia in parte misconosciuta dall’opinione pubblica e dagli stessi medici – precisa - il paziente in un primo momento avverte un senso di abbandono, incomprensione e isolamento, non sa a chi rivolgersi, non conosce i Centri di riferimento dedicati alla sua malattia, in grado di fare una diagnosi precisa e di trattarla. Tutto questo genera ansia, paura, incertezza a seconda della gravità della condizione». Tuttavia finalmente «la luce in fondo al tunnel oggi si vede – prosegue - e questo aumenta le nostre aspettative».

Blueprint Medicines, azienda nata nel 2011, «si pone all'avanguardia nella ricerca e nello sviluppo di terapie target mirate a colpire selettivamente la causa molecolare alla base della patologia – commenta Giacomo Baruchello, vicepresidente, Regional & General Manager Italy & Iberia - con l’obiettivo di offrire trattamenti di precisione in grado di superare la resistenza ai farmaci, ridurre la tossicità e prolungare il beneficio per il paziente».