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Melanoma: con l’immunoterapia neoadiuvante per sei pazienti su dieci l’“incubo” finisce con la chirurgia
Redazione
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Una persona con melanoma metastatico deve essere sottoposto, anche qualche mese dopo l’intervento chirurgico, al trattamento adiuvante. Grazie all’immunoterapia neoadiuvante, cioè il trattamento che precede l’intervento chirurgico, per il 60% dei pazienti l’incubo può finire prima. In questi casi, infatti, l'intervento chirurgico diventa l’ultimo ostacolo da superare prima di “ritornare alla normalità” perchè la terapia dopo l'operazione può essere evitata. Una buona notizia per molti pazienti, ma anche per le casse del Servizio sanitario nazionale.

Le possibili implicazioni dell’utilizzo dell'immunoterapia neoadiuvante nel melanoma, così come in altri tipi di tumore, sono state discusse in occasione del primo congresso INNOVATE - International Neoadjuvant Immunotherapy Across Cancers (Napoli, 11 e 12 luglio).

«La crescente consapevolezza dell’efficacia dell’immunoterapia in molti casi di tumore avanzato e metastatico – spiega Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, presidente del congresso - ha rapidamente portato allo studio di questo trattamento anche nella malattia in fase iniziale. Negli ultimi anni, in particolare, sono stati compiuti numerosi studi sull'utilizzo dell'immunoterapia neoadiuvante, il trattamento che precede l'intervento chirurgico, e i risultati raggiunti in alcuni hanno cambiato, o lo faranno molto presto, la pratica clinica».

Oggi l’immunoterapia neoadiuvante ha solo due indicazioni approvate: il carcinoma mammario triplo negativo e il carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile.

«Sono stati però gli studi sul melanoma, il più aggressivo tumore alla pelle, ad aprire la strada all'immunoterapia neoadiuvante» sostiene Ascierto. «La recente pubblicazione dei dati dello studio internazionale NADINA ne ha consacrato ufficialmente l'utilizzo nei casi di melanoma metastatico».

NADINA ha reclutato 423 pazienti con melanoma di stadio III operabile, divisi in due gruppi: nel primo i pazienti hanno ricevuto due cicli di immunoterapici ipilimumab-nivolumab seguiti poi dall’intervento chirurgico, nel secondo i pazienti sono stati sottoposti prima all’intervento chirurgico e poi hanno ricevuto dodici cicli di immunoterapia adiuvante, cioè post-intervento. «Dopo un follow-up mediano di 9,9 mesi la sopravvivenza libera dalla progressione della malattia è stata significativamente più duratura nel gruppo di pazienti che hanno ricevuto l’immunoterapia prima dell’intervento chirurgico, con un tasso, a 12 mesi, pari all’84% contro il 57% dei pazienti passati prima sotto al bisturi» precisa Ascierto. Vantaggi sostanziali con l’immunoterapia neo-adiuvante sono stati riscontrati anche sul rischio recidiva tanto che in sei pazienti su dieci sottoposti a terapia neoadiuvante, il trattamento post-intervento è diventato superfluo.

«Questi dati - conclude l'oncologo - impongono un cambiamento importante negli attuali standard di cura: l’immunoterapia neo-adiuvante presenta un vantaggio significativo che ora non si può più ignorare».

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