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Neoplasie polmonari: osimertinib più chemioterapia ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di quasi quattro anni
Redazione
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I risultati dell’analisi finale dello studio FLAURA2 presentati alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone 2025 dell’International Association for the Study of Lung Cancer (Barcellona dal 6 al 9 settembre) hanno mostrato che l’aggiunta di chemioterapia a base di pemetrexed e sali di platino a osimertinib ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale (OS) rispetto allo standard di cura osimertinib in monoterapia nel trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico e mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm).

Il tumore del polmone è la causa principale di morte per cancro tra gli uomini e le donne, e rappresenta circa un quinto di tutti i decessi per cancro Si suddivide in SCLC (a piccole cellule) e NSCLC (non a piccole cellule), il secondo rappresenta l’80-85% dei casi. Circa il 75% dei pazienti presenta NSCLC avanzato alla diagnosi. Circa il 10-15% dei pazienti affetti da NSCLC negli Stati Uniti e in Europa, e il 30-40% dei pazienti in Asia presenta NSCLC con mutazione di EGFR.

All’analisi di sopravvivenza globale dello studio, osimertinib più chemioterapia ha mostrato una OS mediana di quasi quattro anni (47,5 mesi) rispetto a circa tre anni (37,6 mesi) per osimertinib monoterapia. Al 57% della maturità dei dati, i risultati hanno mostrato che osimertinib più chemioterapia ha ridotto il rischio di morte del 23% rispetto a osimertinib in monoterapia. Una percentuale stimata del 63,1% dei pazienti trattati con la combinazione era viva a tre anni e il 49,1% dei pazienti era vivo a quattro anni rispetto al 50,9% e 40,8%, nel braccio di monoterapia. I pazienti nel braccio di controllo alla progressione hanno ricevuto lo standard di cura, compresa la chemioterapia, a conferma della rilevanza dei risultati di OS. 

«L’obiettivo fondamentale del trattamento del tumore del polmone in stadio avanzato è prolungare la sopravvivenza, preservando la qualità di vita dei pazienti» spiega Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e presidente dell'Associazione italiana di oncologia toracica (Aiot)«Siamo di fronte alla più lunga sopravvivenza ottenuta nel setting avanzato di prima linea. Nel 2023, sempre alla Conferenza mondiale sul tumore del polmone – continua de Marinis - erano stati presentati i risultati dello studio FLAURA2, relativi alla sopravvivenza libera da progressione di malattia, in cui la combinazione aveva mostrato un vantaggio di quasi nove mesi in più. I dati sulla sopravvivenza globale consolidano ulteriormente il valore della combinazione, che potrà costituire un’ulteriore opzione terapeutica».

Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 45 mila nuovi casi di tumore del polmone. «L’80% delle diagnosi avviene in fase avanzata – ricorda Silvia Novello, presidente di Women Against Lung Cancer in Europe (WALCE), direttrice dell'Oncologia medica all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano e professoressa di Oncologia medica all’Università di Torino - da qui l’importanza di opzioni terapeutiche sempre più efficaci». I risultati dello studio FLAURA2, sottolinea Novello, «costituiscono un traguardo rilevante per tutti i pazienti colpiti da tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di EGFR». Perciò «è importante che la combinazione di osimertinib più chemioterapia sia accessibile ai pazienti del nostro Paese il prima possibile – sostiene - affinché ne possano beneficiare in termini di sopravvivenza, ma anche di sicurezza e tollerabilità, elementi fondamentali per la qualità di vita dei pazienti».

Per Susan Galbraith, vicepresidente esecutiva, Oncology Haematology R&D, di AstraZeneca, «i risultati più recenti dello studio FLAURA2 stabiliscono un nuovo standard di sopravvivenza per i pazienti con osimertinib più chemioterapia che mostra una sopravvivenza globale mediana di quasi quattro anni nella prima linea del tumore del polmone avanzato con mutazione di EGFR, superando il traguardo di tre anni stabilito dallo studio FLAURA». 

 


 

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