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Trapianto, più tempo grazie al cuore artificiale (e in futuro può diventare fisso)
Redazione
Corpo

L’insufficienza cardiaca, grave patologia caratterizzata dall’incapacità del cuore di pompare efficacemente sangue nell’organismo, riguarda 64 milioni di individui nel mondo, con una mortalità altissima che varia a cinque anni tra il 50% e il 75%. In Italia è responsabile di oltre 200 mila ricoveri annui, con un tasso di mortalità attestata al 50% entro due anni.

Per i pazienti con le fasi terminali della malattia l’unico trattamento realmente efficace è il trapianto di cuore, tuttavia gli organi disponibili a livello mondiale coprono appena il 10% del fabbisogno. In Italia, per esempio, i tempi medi di attesa per un trapianto di cuore sono di 3,7 anni.

Un attesa troppo lunga per molti pazienti. Per ovviare a questa criticità un aiuto può arrivare da sistemi di assistenza meccanica al circolo sempre più avanzati e raffinati, che guadagnano spazio perché riescono a traghettare verso il trapianto tutti quei pazienti le cui condizioni cliniche non permettono l’attesa di un nuovo cuore o sono esse stesse una controindicazione temporanea al trapianto cardiaco.

Di recente la francese Carmat ha per esempio immesso sul mercato un cuore artificiale totale disponibile nel mercato europeo con l’indicazione di “ponte verso il trapianto.

“Il concetto di “bridge to transplantation” si riferisce ad un sistema meccanico impiantato temporaneamente in un paziente in lista di attesa per il trapianto di cuore, quando la sola terapia medica non è in grado di mantenere condizioni di stabilità”, spiega Claudio Francesco Russo, Direttore Cardiochirurgia e Trapianto di cuore, Azienda Socio Sanitaria Territoriale Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. “Proprio per evitare il rischio di depauperamento di tutte le risorse dell’organismo in conseguenza dell’insufficienza cardiaca, è giusto ricorrere a questi sistemi di supporto meccanico al circolo, comunque definiti, che ci permettono di stabilizzare le condizioni del paziente, mantenergli la qualità di vita, mantenergli la funzione degli organi periferici, mantenere la sua condizione di riserva dell’organismo e affrontare nelle migliori condizioni un intervento di trapianto di cuore”, aggiunge. “Ci sono inoltre condizioni in cui il trapianto non può essere effettuato: pazienti che presentano problematiche diverse, ad esempio l’età avanzata o condizioni associate che controindicano la terapia immunosoppressiva. In tutti questi pazienti l’impianto del sistema meccanico, si presenta come alternativa definitiva al trapianto di cuore, cioè la destination therapy”.

Sempre più esperti, però, ritengono che il cuore artificiale totale potrebbe diventare una “destination therapy” per una gamma molto più ampia di pazienti che, con questo dispositivo, potrebbero vivere in modo duraturo con il cuore artificiale senza dover ricorrere a un successivo trapianto di cuore. Se così fosse si potrebbe realizzare in campo cardiologico una rivoluzione simile a che ha interessato il campo nefrologico negli anni Settanta, con l’avvento della dialisi per l’insufficienza renale severa.

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