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DidascaliaImmagine: rawpixel.com
La crioconservazione del tessuto adiposo autologo permette di ridurre gli interventi, di ottenere un miglioramento della qualità di vita delle pazienti e di ridurre i tempi di attesa delle sale operatorie con conseguenti risparmi per il Servizio sanitario nazionale.
Su queste premesse si è svolta martedì 17 giugno a Roma una conferenza alla vigilia del Rome-Dubai Breast Symposium & Advanced Aesthetic Medicine Meeting (18-20 giugno).
La crioconservazione in Italia avviene nella Banca Cute della Regione Emilia Romagna, grazie alla partnership pubblico-privato attivata nel 2022 con l’azienda Lipobank che è riuscita a realizzare la crioconservazione del tessuto adiposo, cioè a congelare e scongelare il grasso mantenendolo vitale.
L’utilizzo del grasso, grazie alle proprietà rigenerative del tessuto adiposo, è una metodica chirurgica ampiamente consolidata che prende il nome di “lipofilling”. L'attività rigenerativa si attua attraverso il trapianto del tessuto in tutte le sue componenti, tra cui le cellule staminali mesenchimali che favoriscono la rigenerazione del tessuto.
Il grande vantaggio nell’utilizzo del tessuto adiposo è rappresentato dal fatto che il corpo umano è ricco di grasso di deposito, facilmente reperibile con pratiche chirurgiche non eccessivamente invasive.
Il lipofilling ha tuttavia un tallone d’Achille: il grasso trapiantato non ha una vitalità propria e deve prendere nutrimento dall’area ricevente. La crioconservazione del tessuto adiposo consente di bypassare il problema e di operare un unico intervento, nel quale si preleva una quantità importante di grasso, che viene poi ripartito in relazione alla necessità del caso clinico. Il grasso in questo modo viene inserito senza la necessità di fare un vero e proprio intervento chirurgico, nella quantità che può essere considerata simile a quella di una seduta di “filler”.
«La tecnologia – spiega Roy De Vita, primario di Chirurgia plastica all'Istituto dei tumori "Regina Elena" di Roma, il primo in Italia a usare il tessuto adiposo crioconservato – ha contribuito a migliorare la vita delle donne in maniera incredibile perché ha ridotto il numero degli interventi a cui sottoporre le pazienti. Grazie a essa, infatti, è possibile fare un unico intervento chirurgico per il prelievo, a cui seguono delle sessioni ambulatoriali di infiltrazioni del grasso conservato. Sono certo che la tecnica avrà un futuro radioso e man mano che acquisterà notorietà sarà sempre più utilizzata perché grandissimo è il vantaggio che offre».
Da una rilevazione con le pazienti che aderiscono alla rete associativa di Europa Donna Italia, racconta la presidente Rosanna D’Antona, «è emerso che più di un terzo delle pazienti che hanno effettuato la ricostruzione del seno dopo la mastectomia, ha avuto complicanze e circa la metà lamenta il mancato dialogo con il proprio medico con speranze spesso disattese. Per tutte queste ragioni, Europa Donna Italia, come portavoce delle pazienti, chiede che sia favorito un maggiore dialogo con i medici affinché le donne possano essere davvero informate su tutte le nuove opportunità oggi disponibili. È fondamentale infatti – sostiene D'Antona - che, se esistono tecniche di ricostruzione certificate e sicure che vanno nella direzione di una migliore qualità di vita, queste vengano comunicate e promosse, perché ritrovare l’integrità corporea dopo la malattia è parte stessa della cura».
A testimoniare i benefici della ricostruzione con crioconservazione del grasso autologo è una delle pazienti: Loredana (58 anni) ha subito nel 2013 una quadrantectomia, seguita da due ricostruzioni mammarie con protesi. Mentre la prima era accettabile, la seconda le ha causato dolore, una asimmetria grave e una menomazione funzionale ed estetica. Diciotto mesi fa, Loredana si è sottoposta a una serie di interventi di lipofilling con grasso autologo crioconservato dalla Lipobank. «A oggi – racconta – mi sono sottoposta a quattro infiltrazioni. I risultati sono sorprendenti perché il seno si è ammorbidito e l'asimmetria è meno evidente. Non ho più dolori e i miglioramenti sono progressivi. Ogni procedura è stata svolta senza sentire dolore e sono stata dimessa ogni volta la sera stessa. Se lo avessi saputo prima, non avrei mai fatto la seconda ricostruzione con protesi».
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