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DidascaliaImmagine: ©HealthDesk
Riparte da Milano il 23 giugno, di lunedì, giorno della settimana in cui si registra il maggior numero di infarti, la campagna “Da Quore a Cuore”, promossa da Novartis con il patrocinio dell’Associazione italiana scompensati cardiaci (Aisv) e dalla Fondazione italiana per il cuore (Fipc).
Riparte con l’installazione in piazza di due mani che all’inizio non si incontrano, il gesto non funziona, e il “Quore” resta incompleto. Ma poi si ricompone e trova la sua forma. È questo il simbolo scelto per tornare a parlare di rischio cardiovascolare, aderenza, consapevolezza e prevenzione. Un invito visivo, un gesto che rappresenta un Quore alterato che può essere protetto da un nuovo evento acuto con un gesto altrettanto semplice: il dialogo costruttivo con il proprio cardiologo e un follow up strutturato che includa monitoraggio, visite periodiche e un percorso terapeutico adatto al proprio stile di vita.
L’ultimo Rapporto dell’Istituto superiore di sanità indica che un quarto della popolazione italiana tra i 35 e i 74 anni presenta valori di colesterolo in eccesso, superiori a 240 mg/dl, con una prevalenza maggiore tra le donne e nel Nord d’Italia. Ogni anno si registrano oltre 390 mila ospedalizzazioni per malattie cardiovascolari, cioè il 20% dei ricoveri totali in regime ordinario.
«Questi dati non sono numeri astratti – sottolinea Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic) – ma indicano luoghi, persone e famiglie che affrontano ogni giorno le conseguenze di una gestione frammentata. Dobbiamo garantire aderenza, monitoraggio e semplicità nei percorsi di cura, valorizzando anche quelle soluzioni terapeutiche con frequenza di somministrazione e tollerabilità vicine alle esigenze del paziente».
Dall'indagine IQVIA Italia emergono alcuni dati preoccupanti: per esempio, un paziente su tre, nonostante abbia già avuto un evento cardiovascolare non segue correttamente le terapie prescritte né si sottopone ai controlli raccomandati. Inoltre, il 28% non conosce i propri valori di colesterolo LDL e oltre la metà (58%) non sa qual è il valore target da raggiungere.
«Il fenomeno dei pazienti fuori dal percorso di cura ci dice che oltre a prescrivere una terapia – dice Alberico Catapano, presidente della Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi (Sisa) – serve creare le condizioni perché venga poi seguita. L’aderenza nasce da una relazione di fiducia e anche dalla possibilità di accedere a soluzioni terapeutiche innovative più semplici da seguire e più efficaci nel lungo periodo».
Il Rapporto Iss evidenzia inoltre un divario persistente tra Nord e Sud del nostro Paese, non solo in termini di incidenza ma anche nella qualità e tempestività dell’assistenza. Mentre al Nord si concentrano più diagnosi di ipercolesterolemia, al Sud aumentano le complicanze tardive legate alla mancanza di controlli regolari e accesso agli specialisti. «Il territorio può diventare un alleato o un ostacolo nella prevenzione – commenta Fabrizio Oliva, Past President dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) – e per questo serve una presenza capillare, in grado di accompagnare i pazienti prima, durante e dopo l’evento acuto. Accanto alla rete assistenziale – aggiunge – oggi abbiamo a disposizione trattamenti innovativi che, se resi accessibili ovunque, possono contribuire a colmare il divario territoriale, migliorando l’efficacia della prevenzione secondaria anche nelle aree più fragili».
La ricerca IQVIA Italia ha rilevato anche come quasi il 40% dei pazienti dichiari di non aver compreso con chiarezza le informazioni fornite dal medico sul rischio cardiovascolare, su come prevenirlo e sulle terapie. Tra i pazienti meno coinvolti nel percorso di cura il 51% non assume regolarmente i farmaci e circa il 40% ha interrotto la terapia per sfiducia. «Quando un paziente si chiude – dice Giulia Levrero, delegata dell'Associazione italiana scompensati cardiaci (Aisc) – anche il miglior farmaco smette di funzionare. Ecco perché serve ascolto e percorsi pensati per accogliere, non per colpevolizzare. In questo lo specialista e il medico di medicina generale possono essere figure chiavi che in questa campagna li vedrà coinvolti proprio per ricostruire un ponte con chi oggi si sente escluso».
Secondo uno studio della British Cardiovascular Society, il lunedì è il giorno in cui si registra il maggior numero di infarti gravi (+13% rispetto agli altri giorni della settimana), dato che trova conferma anche in Italia. «La prevenzione cardiovascolare rientra nel concetto di cultura della salute – interviene Emanuela Folco, presidente della Fondazione italiana per il cuore (Fipc) – e inizia da scelte quotidiane più consapevoli che possono fare davvero la differenza in ogni piccolo gesto. Per questo è fondamentale aiutare le persone a capire, agire e mantenere nel tempo comportamenti salutari».
Con questa campagna, spiega Chiara Gnocchi, Country Comms &Advocacy Head Novartis Italia, «vogliamo essere vicini alle persone non solo con l’ascolto, ma anche con soluzioni concrete. L’innovazione terapeutica oggi ci permette di semplificare i percorsi di cura e migliorare l’aderenza, soprattutto per chi ha già vissuto un evento cardiovascolare o è ad alto rischio. Perché la prevenzione non si ferma alla diagnosi ma continua ogni giorno, con strumenti accessibili e relazioni di fiducia».
La campagna proseguirà per tutto il 2025 con eventi sul territorio, incontri con gli specialisti, materiali divulgativi e un programma educativo online. Per maggiori informazioni e per accedere al programma educativo online Da Quore a Cuore, è possibile iscriversi attraverso il sito ufficiale della campagna “Ascolta il tuo battito” o la pagina Facebook.
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