Rendere rimborsabili i nuovi trattamenti per l'obesità avrebbe un costo per il Servizio sanitario nazionale stimabile in circa mille euro all'anno per paziente, in linea con quanto il Ssn già riconosce per le stesse molecole a uso diabetologico. La gestione dell'obesità non trattata, invece, comporta costi diretti e indiretti stimati in circa 13,6 miliardi di euro l'anno, tra complicanze della malattia e ricadute sulla produttività. Più che il costo delle cure, è dunque il costo dell'obesità non trattata a rappresentare oggi il vero peso economico per il Paese. Anche limitando la rimborsabilità al 25% dei pazienti a più alto rischio (circa mezzo milione), l'investimento pubblico potrebbe tradursi in un risparmio di oltre 1,6 miliardi di euro di future spese sanitarie legate alle complicanze dell'obesità non trattata. A questo si aggiunge un ulteriore beneficio: recenti dati provenienti dagli Stati Uniti indicano un significativo recupero della capacità lavorativa, con un incremento del 27% dell'occupabilità e delle ore lavorate tra i pazienti in cura.
Sulla base di questi dati e in vista del Congresso nazionale di Palermo (15-17 ottobre), la Società italiana dell'obesità (Sio) rinnova il proprio appello al Governo affinché venga data una risposta concreta a oltre mezzo milione di italiani che potrebbero trarre un immediato beneficio da queste cure, ma che oggi non vi accedono a causa dei costi non sostenibili direttamente dalle famiglie.
«Garantire la copertura terapeutica ai pazienti a più alto rischio clinico - sostiene Silvio Buscemi, presidente Sio – richiederebbe un investimento pubblico contenuto, compreso tra 400 e 500 milioni di euro. Si tratta di una cifra pienamente sostenibile che, per dare un’idea, corrisponde al 20% circa di quanto è stato stanziato per il recente provvedimento sul bollo auto».
La Sio propone dunque di individuare criteri di priorità ben definiti, destinando la rimborsabilità delle terapie ai pazienti a più alto rischio clinico, ovvero quelli con indice di massa corporea (BMI) superiore a 40 oppure superiore a 35 in presenza di comorbidità.
L'efficacia e la convenienza della strategia farmacologica emergono anche nel confronto con i percorsi chirurgici già garantiti dal Servizio sanitario. Oggi l'Italia investe circa 150 milioni di euro l'anno nella chirurgia bariatrica, con 26.702 interventi eseguiti nel 2024. Affiancare una strategia farmacologica mirata, secondo la Società scientifica consentirebbe di intervenire prima che la malattia evolva, riducendo il ricorso agli interventi più complessi e ampliando la platea dei pazienti trattati con un investimento sostenibile. «La nostra è una proposta sostenibile e guidata dal senso di responsabilità verso il Paese» conclude Buscemi, perciò «rivolgiamo un accorato appello al Governo affinché colga questa opportunità».
