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DidascaliaImmagine: Mikael Häggström, CC0, via Wikimedia Commons
Ridurre gli esami inutili, limitare l’esposizione alle radiazioni e concentrare l’attenzione sulle persone a più alto rischio di sviluppare un tumore del polmone: è questo l’obiettivo di una nuova ricerca condotta presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nell’ambito dei programmi di screening con tomografia computerizzata spirale a basso dosaggio per il tumore del polmone.
Lo studio, appena pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology e realizzato nel contesto del trial prospettico BioMILD, dimostra che l’integrazione di due test su campioni di sangue, uno molecolare basato su microRNA (MicroRNA Signature Classifier, MSC) e un innovativo classificatore immunologico (Immune Signature Classifier, ISC), migliora in modo significativo l’accuratezza dello screening, permettendo di individuare nei soggetti con una tomografia sospetta quelli a maggior rischio di sviluppare un tumore nei due anni successivi.
La tomografia computerizzata a basso dosaggio ha già dimostrato di ridurre la mortalità per tumore del polmone grazie alla diagnosi precoce, quando la malattia è operabile. Tuttavia, uno dei principali limiti dello screening è l’elevato numero di falsi positivi: noduli sospetti che richiedono controlli ravvicinati o esami invasivi ma che, nella maggior parte dei casi, non si rivelano tumori.
Nel nuovo studio, che ha coinvolto 304 forti fumatori con noduli polmonari sospetti e un follow-up di 7,5 anni, la combinazione dei due biomarcatori ha raggiunto una sensibilità del 96 per cento per i tumori diagnosticati entro due anni e un valore predittivo negativo del 98 per cento, con una riduzione del 37 per cento dei falsi positivi rispetto all’utilizzo del solo test molecolare MSC. «In termini concreti – spiega l’Istituto Tumori – ciò significa maggiore sicurezza nell’escludere la presenza di tumore nei soggetti con noduli sospetti e minore necessità di controlli radiologici ravvicinati o procedure invasive nei pazienti a basso rischio».
Il team multidisciplinare dello screening dell’Istituto Nazionale dei Tumori lavora da oltre vent’anni allo sviluppo e all’implementazione della biopsia liquida nei programmi di screening polmonare. In precedenza aveva dimostrato che il test basato su microRNA può contribuire a personalizzare gli intervalli di screening, estendendo in sicurezza il tempo tra una tomografia e la successiva nei soggetti a basso rischio.
Il nuovo studio aggiunge un ulteriore livello di informazione attraverso l’analisi del profilo immunitario circolante. Il ‘classificatore ISC’ si basa sulla valutazione di specifiche popolazioni cellulari del sistema immunitario nel sangue periferico, intercettando alterazioni associate allo sviluppo della neoplasia. L’approccio integrato consente di massimizzare le informazioni ottenute da un singolo prelievo di sangue, combinando segnali molecolari e immunologici in un modello di stratificazione del rischio più raffinato.
Nel modello combinato, circa il 30 per cento dei partecipanti potrebbe evitare il controllo tomografico annuale, con una riduzione dell’esposizione a radiazioni e del carico diagnostico, mantenendo un’elevata capacità di intercettare i tumori clinicamente rilevanti. Inoltre, l’associazione tra lo score immunologico e l’aggressività biologica dei tumori osservata nei modelli sperimentali preclinici suggerisce che il test possa fornire informazioni non solo sulla presenza della malattia, ma anche sul suo potenziale evolutivo.
«Lo screening del tumore del polmone è oggi un tema centrale, perché parliamo della principale causa di mortalità oncologica al mondo», afferma Gabriella Sozzi, direttrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale e responsabile dell’Unità di Epigenomica e Biomarcatori dei Tumori Solidi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Intercettare la malattia quando è molto piccola salva vite e riduce l’impatto sul sistema sanitario. La tomografia spirale a basso dosaggio è uno strumento prezioso, ma la sua elevata sensibilità porta spesso a individuare numerosi noduli, non sempre facili da interpretare. Integrare l’imaging con marcatori molecolari e immunologici nel sangue consente di rendere lo screening più preciso e poco invasivo, distinguendo meglio i noduli a rischio da quelli innocui. Questo approccio permette anche di allungare in sicurezza gli intervalli tra una tomografia e l’altra, riducendo l’esposizione alle radiazioni e gli esami inutili. Si tratta di un passo concreto verso uno screening più efficace, sostenibile e personalizzato», conclude Sozzi.
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