occhiello
L'indagine
Tumori del cavo orale: fondamentale lo screening dal dentista
Redazione
  • Immagine
    Dentiste A l'hôpital Laquintinie de Douala
    Didascalia
    Immagine: Destiny Deffo, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Corpo

Ogni anno, oltre 4 mila italiani ricevono una diagnosi di tumore del cavo orale. Le ricerche ne collegano l’insorgenza a diversi fattori: virus come il papilloma (HPV), predisposizione genetica e familiarità, consumo di alcol e fumo, scarsa igiene orale, uso di protesi incongrue o un elevato apporto di zuccheri. Tuttavia, una parte significativa dei pazienti non presenta alcun fattore di rischio noto e può sviluppare condizioni precancerose o comunque meritevoli di attenzione clinica. Inoltre, questi disturbi si manifestano raramente con sintomi evidenti. Per questo, lo studio del dentista di fiducia può diventare un vero “salvavita”. Lo conferma il progetto di screening “Oral Care – Total Care”, promosso da Pierrel in collaborazione con l’Associazione italiana odontoiatri (Aio) e condotto tra gennaio 2023 e dicembre 2024 da venti odontoiatri Aio su tutto il territorio nazionale. Il progetto aveva un duplice obiettivo:  rafforzare la consapevolezza clinica sull’importanza dello screening precoce delle lesioni del cavo orale e valutare l’efficacia del dispositivo medico basato sulla tecnica dell’autofluorescenza nell’individuazione precoce di lesioni sospette delle mucose orali. 

L’arruolamento. Gli odontoiatri coinvolti si sono impegnati a eseguire, nell’arco di sei mesi, lo screening su almeno venti pazienti a rischio, selezionati in base a età (oltre i 40 anni), abitudini (fumo, masticazione di tabacco, consumo di superalcolici) o condizioni specifiche (protesi incongrue, presenza di papillomavirus, malattie autoimmuni, esposizione solare prolungata). Il protocollo applicato ha previsto dapprima l’ispezione visiva delle mucose orali per poi procedere con l’autofluorescenza.

I risultati.  Su circa 500 pazienti sono stati individuati 117 casi di lesioni persistenti, il 60% sottoposte a biopsia. Questi ultimi «spesso non si aspettavano di dover approfondire la visita, sia perché non avevano abitudini di igiene orale scorretta e non erano esposti a fattori di rischio, sia perché non presentavano sintomi al momento della visita» racconta il presidente Aio, Gerhard K. Seeberger. «Tra i pazienti con lesioni, alcune delle quali risultate tumorali – precisa - il 70% non fumava, nessuno faceva uso di tabacco da masticare, due terzi non consumavano alcolici e sei su dieci non presentavano patologie sistemiche. Inoltre, l’88% non aveva una storia di tumori delle alte vie aeree e la dieta, nella maggior parte dei casi, era povera di carne o cibi conservati; oltre il 73% dichiarava un consumo regolare di frutta e verdura». 

Nei pazienti sottoposti a visita odontoiatrica, aggiunge vicepresidente Aio, David Rizzo, «è stato possibile intercettare le lesioni sospette in una fase non ancora avanzata e grazie all’autofluorescenza, individuare lesioni da sottoporre a biopsia. I fattori di rischio non sempre sono presenti. Ad esempio, la maggioranza dei portatori di lesioni, l'80%, non portava protesi incongrue. Ma soprattutto oltre il 70 % dei pazienti non presentava sintomi al momento della visita: il 68,6% non avvertiva dolore, il 92% non riferiva xerostomia, cioè bocca secca, e il 90% non lamentava difficoltà nella deglutizione». 

Gli esiti dello studio hanno rappresentato un campanello d’allarme anche per i dentisti: tra i partecipanti (in gran parte con oltre venti anni di esperienza) solo il 62% eseguiva già screening periodici delle mucose orali, nella maggioranza dei casi (56%) esclusivamente a occhio nudo. «L’introduzione di un dispositivo efficace basato sull’autofluorescenza ha cambiato l’approccio clinico di molti professionisti – osserva Rizzo - rendendo possibile uno screening sistematico, senza incidere significativamente sul tempo della visita».

Per Fabio Velotti, Cdo di Pierrel, «il valore aggiunto dell’iniziativa è stato anche quello di rafforzare la cultura della prevenzione tra i professionisti, integrandola sempre più nella pratica clinica quotidiana. In questo percorso, la sinergia tra Aio e Pierrel ha dimostrato come la collaborazione tra associazioni scientifiche e aziende del settore possa generare progetti concreti, formativi ed efficaci, capaci di incidere positivamente sia sulla qualità delle cure sia sulla salute pubblica».


 

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.