Così l’ipertensione favorisce il declino cognitivo

Lo studio

Così l’ipertensione favorisce il declino cognitivo

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Immagine: Kris D from Metropolia Silesia, Upper Silesia ( Oberschlesien ), CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Uno studio sui topi svela il meccanismo con cui la pressione alta danneggia il cervello. Tutto dipende dall’iperattivazione delle cellule immunitarie cerebrali. Bloccandola si riduce il rischio di sviluppare demenza

L’ipertensione cronica favorisce il declino cognitivo inducendo una risposta anomala in alcune cellule immunitarie del cervello. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su Nature Neuroscience che potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per contrastare gli effetti negativi della pressione alta sulle funzioni cerebrali. 

Un gruppo di scienziati del Feil Family Brain and Mind Research Institute di New York ha individuato per la prima volta il meccanismo con cui l’ipertensione danneggia il cervello utilizzando un modello di topi ad hoc. Gli animali affetti da una forma di ipertensione simile a quella umana mostravano un aumento anomalo nel liquido cerebrospinale e nel cervello dei livelli di interleuchina-17 (IL-17), una sostanza chimica normalmente rilasciata nel corpo per attivare il sistema immunitario. 

L’aumento di interleuchina-17 era già stato osservato nelle persone con una dieta ricca di sale ed era stato associato al declino cognitivo in studi precedenti ma finora non era ancora chiaro il processo che porta al deterioramento cognitivo.

Il nuovo studio dimostra che questa sostanza agisce direttamente sul cervello attivando le cellule immunitarie del cervello responsabili tanto dei processi infiammatori quanto della lotta alle infezioni.  Questa iperattivazione sarebbe all’origine del danno cerebrale associato alla pressione sanguigna alta. 

Grazie a un esperimento chiarificatore se ne è avuta la prova. I topi ipertesi in cui il recettore per IL-17 era stato eliminato o ridotto non hanno mostrato alcun deterioramento dei processi cognitivi. Sembrerebbe quindi possibile limitare i danni della pressione alta sul cervello abbassando i livelli di interleuchina-17 nelle cellule immunitarie cerebrali e, in particolare, nelle cellule T della dura madre, il rivestimento protettivo che fa da involucro al cervello. 

Osservando il comportamento delle cellule immunitarie dei topi grazie alle tecniche di fluorescenza, i ricercatori hanno scoperto che l'ipertensione aumenta i livelli di interleuchina-17 nella dura madre e che questa sostanza infiammatoria, diversamente da quanto accade in condizioni normali, in presenza di ipertensione riesce a superare le meningi che smettono di fare da barriera e inizia a circolare nel cervello fino ad entrare nel liquido cerebrospinale. 

Quando si blocca l’attività delle cellule immunitarie T con farmaci specifici, la funzione cognitiva nei topi con ipertensione viene ripristinata. Il risultato suggerisce che prendere di mira le cellule T iperattive potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico per ridurre gli effetti negativi dell’ipertensione sul cervello. 

«Il ruolo della segnalazione immunitaria nel declino cognitivo è di fondamentale importanza. Questi risultati offrono informazioni su come la segnalazione del sistema immunitario potrebbe contribuire ai sintomi del declino cognitivo che alla fine portano alla diagnosi di demenza», ha ha affermato Roderick Corriveau, a capo dello studio.