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Ecco perché lo stress fa venire il mal di pancia: modificando il microbioma favorisce l’infiammazione
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    Immagine: DataBase Center for Life Science (DBCLS), CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Lo stress fa proliferare nell’intestino alcuni batteri specifici. I batteri in questione producono una sostanza che blocca il metabolismo delle cellule staminali impedendogli di trasformarsi in cellule protettive. Una catena di eventi che porta a malattie infiammatorie intestinali

Lo stress cronico può scatenare o acutizzare malattie gastrointestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile. Tutto dipende dalla presenza dell’ormai celebre e sempre più esplorato asse intestino-cervello. A gestire la comunicazione tra i due organi è ancora una volta il microbioma intestinale: lo stress induce dei cambiamenti nella sua composizione che favoriscono l’infiammazione.

I dettagli di questo meccanismo sono stati descritti da un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania su Cell Metabolism. In estrema sintesi: lo stress interrompe un processo chiave per la salute dell’intestino, ovvero la trasformazione delle cellule staminali intestinali in cellule protettive. Come ci riesca lo si è scoperto grazie ad alcuni esperimenti sui topi. Gli scienziati hanno esposto gli animali a condizioni di stress continuativo per due settimane e hanno osservato gli effetti del disagio mentale sull’intestino confrontando i risultati con le condizioni dei topi non sottoposti a stress. 

Il dato più evidente era una riduzione nel numero di cellule che proteggono l’intestino da agenti patogeni nel gruppo degli animali stressati. Ciò accadeva perché il metabolismo delle cellule intestinali funzionava male e le cellule staminali non arrivavano a trasformarsi in cellule protettive. Restava da capire cosa causasse questo malfunzionamento. Dall’analisi del microbioma intestinale degli animali è emerso un aumento dei livelli di una sostanza chimica chiamata acido indol-3 acetico (IAA)  prodotta da batteri del genere Lactobacillus che, non a caso, proliferano proprio in condizioni di stress. Ebbene, l’acido indol-3 acetico blocca il processo metabolico che conduce alla formazione delle cellule protettive. 

«Questi risultati svelano un percorso cervello-intestino mediato dai microbi che potrebbe essere preso di mira dalle terapie per le comorbidità intestino-cervello indotte  dallo stress», scrivono i ricercatori. 

Lo studio è stato condotto sui topi, ma è altamente probabile che lo stress agisca sull’intestino degli esseri umani  in maniera simile. Lo lascia pensare il fatto che nel microbioma intestinale di persone affette da depressione e stress i ricercatori abbiano trovato livelli di batteri lattobacilli di gran lunga superiori a quelli osservati nelle persone non colpite da malattia mentale. 

In teoria, quindi, sembrerebbe possibile compensare il danno dello stress sull’intestino con specifici integratori in grado di ripristinare la composizione del microbioma. I ricercatori hanno scoperto che nei topi funziona l’alfa-chetoglutorato: quando gli animali stressati assumono l’integratore il metabolismo delle cellule torna a funzionare correttamente. 

Va precisato che lo stress induce una serie di modifiche biochimiche nell’intero organismo, nell’intestino in particolare, e che l’azione sul metabolismo delle cellule staminali è probabilmente solo uno dei tanti modi in cui la condizione mentale influenza il microbioma, uno dei tanti fili conduttori del circuito intestino-cervello, non l’unico. Il prossimo passo sarà comprendere come quest’ultimo interagisce con gli altri. 

 

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